L. Vendemiale, giornalista: “Bisogna riformare l’AIA, ma tenerla indipendente”

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A Radio Napoli Centrale, è intervenuto Lorenzo Vendemiale, giornalista de Il Fatto Quotidiano: “Questione D’Onofrio? Ho una visione personale della vicenda, forse impopolare. Questo caso è così gigantesco e sconcertante che non è davvero indicativo di quello che non funziona e sono tante nel calcio italiano. È un caso così assurdo che fa un po’ storia a sé. Sono convinto che Trentalange non lo sapesse, nell’inchiesta di Repubblica, la cosa più calzante che è stata giustamente scritta è che questo davvero aveva una vita parallela. Quello di Trentalange è un caso di responsabilità oggettiva, ma non credo dovrebbe dimettersi. Oltre a non saperlo lui, non lo sapeva nessun altro perché in un covo come quello dell’AIA, le voci emergono subito, solo quest’anno ho ricevuto almeno 3 lettere anonime. Il vero problema è l’autoreferenzialità di questa cassa intoccabile, che non vuole mai essere messa in discussione.

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Il fatto che il Procuratore fosse scelto dall’interno è sicuramente il sintomo di un sistema malato, ma a prescindere dal fatto che fosse un narcotrafficante. Sono meno d’accordo sul citare la giustizia sportiva della Federcalcio come qualcosa di positivo. Bisogna cercare di riformare l’AIA, ma di tenere la sua indipendenza. Nicchi? Per me incommentabile dopo i 15 anni di mandato. Il discorso è alla base e la nomina di D’Onofrio è solo l’ennesima che risulta essere assurda. Per concludere, Trentalange è indifendibile sul caso D’Onofrio, esiste un principio di responsabilità oggettiva per cui dovrebbe fare un passo di lato. Non si è dimesso Gravina dopo quanto sta accadendo con la Nazionale, non vedo perché dovrebbe farlo qualcun altro. Sul tavolo della classe arbitrale italiana manca una vera e propria riforma. Rigori di Milan e Juventus? Quello è l’indice di un sistema che davvero non funziona”.

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Fonte: Radio Napoli Centrale

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