De Laurentiis evita l’ambiente del settore giovanile campano, ne teme il sottobosco

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Lorenzo Insigne è stato un prodotto del vivaio azzurro, ed ora con la sua partenza ritorna il punto interrogativo sul settore giovanile, come scrive ilmattino.it. L’unico prodotto del vivaio della società creata da Aurelio De Laurentiis presente nel Napoli. Per gli altri, compreso suo fratello Roberto, vi sono state brevi e pressoché insignificanti apparizioni. Nella rosa 2022-2023 vi dovrebbe essere Gianluca Gaetano, il centrocampista d’attacco che ha vinto il campionato con la Cremonese. Ma il suo agente Pastorello è stato chiaro con i dirigenti azzurri: non resta se deve fare tappezzeria. Insigne è stato l’unico giocatore cresciuto nel Napoli ad aver trovato spazio – e che spazio: è diventato titolare in Nazionale vincendo l’Europeo ed è stato il capitano dopo l’addio di Hamsik – perché De Laurentiis non ha puntato sul vivaio. Per sua stessa ammissione (conferenza stampa dell’agosto 2020 a Castel di Sangro) «è difficile investire su un territorio, preferisco trovare un giocatore del Verona e pagarlo 3 milioni». De Laurentiis evita l’ambiente del settore giovanile campano, ne teme il sottobosco. Che esiste qui come altrove, sia chiaro. Ma è un peccato non investire su questo serbatoio che ha fatto la storia del Napoli, come testimonia l’ampia presenza di calciatori cresciuti nel vivaio all’interno della rosa che vinse il primo scudetto, da Ciro Ferrara a Gigi Caffarelli, che da tempo è osservatore per il settore giovanile. I ragazzi del settore giovanile giocano tra i campi di Cercola e del Centro Kennedy, strutture che non sono di proprietà del club. Sono pochi i rappresentanti nelle nazionali e tra questi c’è il bomber della Primavera, Giuseppe Ambrosino. La Primavera di Frustalupi, ex vice di Mazzarri tornato nella scorsa estate a Castel Volturno, ha fallito la salvezza diretta e dovrà giocarsela ai playout dopo un mediocre campionato. Dunque, Insigne – pagato 1500 euro dopo essere stato notato da Giuseppe Santoro, il dirigente che domenica sul prato del San Paolo gli ha porto la lettera da leggere ai tifosi – rischia di restare una meteora. Un caso unico. Peccato.

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