Ma dove è arrivato Osimhen? : “Ho capito che potevo segnare…”

Osimhen: «Il gol  più importante»  

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Ma dove è arrivato? E mentre quel pallone che gira, gira, gira e sembra si perda tra le ombre di questa serata divenuta corrosiva, Victor Osimhen scende dall’astronave e atterra tra gli umani, lasciando dietro di sé uno stadio stordito per quel capolavoro che sa di varie cose:

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«È il gol più importante della mia carriera».

L’ottava sinfonia di questo bimestre stellare arriva mentre intorno al Napoli s’allunga uno «spaventatore» travestito da Toro che sta rovinando la serata e la classifica: e in quel preciso istante, nella ressa di un’area affollata, tra parabole piene di veleno, Victor Osimhen si stacca dal suolo, o forse plana dalle alture del suo mondo, e se ne sta da capolista a godersi il panorama. «Era importante vincere, meritavamo i tre punti ma questa partita è stata la dimostrazione di quanto sia difficile questo campionato».

Cinque reti in campionato, tre in Europa League e uno, fresco fresco, in Nazionale, raccontano questo bimestre da fenomeno d’un attaccante che ora ha davanti a sé, in Europa, solo Benzema e Haaland nella classifica cannonieri dei tornei più prestigiosi, quelli che rappresentano la testimonianza del talento e offrono la certificazione per accomodarsi nell’Olimpo degli dei del gol.

«Quando ho visto che il pallone si impennava ho avuto subito la sensazione di poter segnare. Ho pensato che fossi nelle condizioni di anticipare il mio avversario».

Che potesse fare cose che voi umani….«Dovevamo vincerla». L’ha vinta (soprattutto) Osimhen, in una serata sofferta, divenuta complessa per il rigore che Milinkovic ha parato a Insigne, poi diabolica con il palo che a Lozano ha strozzato l’urlo in gola: al resto, a chiuderla, a dissipare qualsiasi preoccupazione, ci ha pensato “mister 50 milioni di euro”, il calciatore più costoso della storia del Napoli, che ha provveduto a salire sull’otto volante e a regalarsi il controsorpasso sul Milan.

«Io ero nervoso, ad un certo punto, perché la gara si stava complicando e non riuscivamo a farla nostra. Ma è stata importante la comunicazione con la panchina e siamo stati bravi a non perdere fiducia»

A. Giordano (CdS)

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