Re Leone Llorente: “Non rinnego nulla al Napoli, ma ringrazio l’Udinese per la fiducia”

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Il Re Leone è tornato. «Il gol al Sassuolo è stato una liberazione, ma adesso non mi voglio più fermare e spero di aiutare l’Udinese anche contro il Genoa»Fernando Llorente è il sorriso e l’ottimismo fatto persona. Neanche gli undici, durissimi, mesi senza giocare a Napoli lo hanno cambiato. A gennaio il 36enne centravanti spagnolo è ripartito dall’Udinese e oggi, contro i rossoblù di Davide Ballardini, proverà a dare continuità alla rete della scorsa settimana. «Sono qui per portare esperienza e aiutare la squadra. Ho trovato un club super organizzato. L’idea di venire a Udine mi è piaciuta fin da subito. Prima di firmare ho parlato anche con Francesco Guidolin, mio allenatore ai tempi dello Swansea, e lui mi ha assicurato che nell’Udinese mi sarei trovato benissimo. Aveva ragione. Udine, seppur più piccola, per certi aspetti mi ricorda Torino, dove sono stato benissimo. A breve mi raggiungeranno anche mia moglie e i tre bambini. Sono qui da poco, però mi sento già come a casa. Il contratto con l’Udinese scade a giugno 2022, ma mi piacerebbe restare anche più a lungo».

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A Udine ha ritrovato anche una maglia bianconera e il 3-5-2, come nel biennio d’oro alla Juventus. Si sente ringiovanito?
«Di più, sono come un bambino e ho una gran voglia di giocare, divertirmi con la squadra e segnare. Nell’ultimo anno mi sono sentito come un leone in gabbia. È pesante a livello mentale allenarsi per tanti mesi senza scendere in campo come mi è successo a Napoli. E non avvertire fiducia, fa male».

Tornasse indietro, accetterebbe ancora la corte del Napoli?
«Non rinnego nulla. Al di là di tutto, è stata una bella opportunità giocare a Napoli e per il Napoli. Ma devo ringraziare l’Udinese che mi ha dato la possibilità di ripartire e di sentirmi di nuovo un giocatore vero».

Il 12 maggio tornerà allo stadio Maradona con l’Udinese: quanto darebbe per un gol?
«Io spero di segnare in tutte le partite, non solo contro il Napoli. Non mi pongo limiti. Più gol realizzo, più aiuto l’Udinese e dimostro che non ero già finito come forse pensava qualcuno. Il passato è passato. A me piace guardare avanti, sapete che sono un ottimista».

A Udine ha trovato Luca Gotti, considerato un grande tattico già quando faceva il vice di Donadoni e Sarri: assomiglia più a Conte o a Guidolin?
«Ogni tecnico ha il proprio stile e Gotti ha il suo. Se proprio devo fare un paragone, mi ricorda maggiormente Guidolin, un allenatore che a Udine ha raggiunto traguardi straordinari».

A gennaio, prima del suo trasferimento dal Napoli all’Udinese, si era parlato anche di un suo ritorno alla Juventus. Quanto è stato vicino?
«Se ne è parlato molto. Forse i dirigenti bianconeri ci hanno pensato veramente, ma alla fine non si è concretizzato nulla».

L’avrebbe intrigata maggiormente l’idea di giocare con Cristiano Ronaldo o di dare una mano al suo ex compagno Andrea Pirlo alla prima esperienza da allenatore?
«Mi sarebbero piaciute entrambe le cose. Cristiano è uno dei più grandi giocatori della storia e con Andrea ho ottimi ricordi. Ma soprattutto mi sarebbe piaciuto tornare perché la Juventus resta una parte del mio cuore. A Torino ho vissuto i due anni più belli della mia carriera, vincendo cinque titoli. Detto questo, a Udine sono felicissimo».

Che impressione si è fatto del Pirlo allenatore?
«Andrea sta guidando la Juventus in un periodo di cambiamento. Nonostante le difficoltà, tutti sono molto contenti di lui. Sento spesso Morata e anche altri ex compagni. Seppur i risultati non siano quelli che avrebbero voluto, di Pirlo dicono tutti un gran bene. I giocatori sono felici con lui».

Conoscendo bene Antonio Conte, l’Inter ha già ipotecato lo scudetto?
«L’Inter ha un gran vantaggio e, sapendo com’è Conte, penso che difficilmente si farà sfuggire l’obiettivo. Però ci sono tante partite, il campionato è ancora aperto».

È più impressionato dai 9 scudetti di fila della Juventus o dalla possibilità che il ciclo stia arrivando al capolinea?
«Dominare la Serie A per nove anni è qualcosa di incredibile e credo irripetibile. Per quanto riguarda la fine del ciclo, io aspetterei a decretarla. Conosco bene quell’ambiente: mai dare per morta la Juve!» (…)

Dopo l’eliminazione negli ottavi di Champions si discute tanto di Cristiano Ronaldo e del suo futuro…
«Posso capire le critiche per l’eliminazione dalla Coppa, però mi sembrano pazzi quelli che mettono in discussione Cristiano Ronaldo. I suoi numeri parlano da soli. Con CR7 parti da 1-0 e poi garantisce molto altro, a partire dall’esperienza. Non scherziamo!».

Ma è vero che lei e CR7 la prima volta vi siete affrontati a 12 anni?
«Sì, a un torneo giovanile a Lisbona. Era già fortissimo a quell’età, Cristiano. Era il numero uno dello Sporting e in quell’occasione fu premiato come giocatore migliore della manifestazione. Io giocavo nell’Athletic Bilbao e ricevetti il riconoscimento come goleador del torneo».

Sente ancora Pogba e sarebbe sorpreso di rivederlo alla Juventus?
«È un po’ che non parlo con Paul. Certo che mi piacerebbe vederlo di nuovo alla Juventus. Penso potrebbe far piacere anche a lui: in bianconero ha vissuto degli anni bellissimi, forse i migliori».

A bruciapelo: Agnelli e De Laurentiis si assomigliano in qualcosa?
«No».

Fonte: Tuttosport

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