Umberto Calcagno: “Sara Gama? È il giusto riconoscimento al calcio femminile”

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Umberto Calcagno, ha battuto l’avversario Dossena con una percentuale record e prendendo il posto del dimissionario Damiano Tommasi

Sensazioni? «Sono felice e stravolto dalla stanchezza. La campagna elettorale è durata un anno e mezzo e nel frattempo abbiamo vissuto tutti i problemi legati alla pandemia, lavorando giorno e notte per salvare il calcio. Dal punto di vista personale l’elezione è il coronamento di un sogno, ma anche un punto di partenza. Dobbiamo porre la basi per mettere in sicurezza il nostro mondo nei prossimi 10 anni».

Come è arrivato in Aic? «A 28 anni, appena laureato, ho scritto al presidente Campana chiedendogli di farmi entrare nel consiglio direttivo. Oggi ne ho 50. Rappresentare i miei colleghi in sindacato l’ho sempre vissuta come una missione. Il grande consenso di oggi ci riempie d’orgoglio e ci motiva»

Sara Gama vice presidente: una donna nei quadri dirigenziali del calcio. «Sì, è la prima volta. È il giusto riconoscimento al calcio femminile che dalla stagione 2022-23, lo ricordo, diventerà professionistico come quello maschile. Lavoriamo alle pari dignità da almeno 10 anni. Voglio ringraziare anche il nuovo vice presidente vicario, Davide Biondini, e il direttore generale Gianni Grazioli. Insieme formiano davvero una grande squadra» 


Si parla di abolizione del vincolo sportivo tra i dilettanti. Che ne pensa? «È un’altra delle questioni che solleviamo da anni e di cui andiamo fieri. Spero che passi nella riforma come il riconoscimento del lavoratore sportivo che darebbe tutela a tanti ragazzi e ragazze che vivono di calcio nelle categorie inferiori. Avranno finalmente dei versamenti contributivi e pensionistici. Da oggi vorrei un’Aic ancora più dura nelle sue battaglie per i diritti»

Qual è la questione più urgente da affrontare? «Riformare il calcio, dando un significato alla parola sostenibilità. La crescita del settore dev’essere sostenibile e negli ultimi 15 anni non lo è stata. Le società non sono patrimonializzate, vivono costantemente in una situazione di instabilità economico-finanziaria. La priorità è gestire le risorse in ottica solidaristica, come la Premier League che sta parlando di redistribuire il 25% dei diritti televisivi verso il basso per aiutare le categorie inferiori. Affronteremo anche il tema della riforma dei campionati»

Si dice che durante il lockdown alcuni calciatori non volessero tornare a giocare.  «C’erano esigenze e sentimenti diversi, com’è normale che sia. Fidatevi, sulla ripartenza litigavano di più i club con i loro interessi di classifica. Penso non si valorizzi mai abbastanza il ruolo svolto dai calciatori da marzo a oggi: disponibilità a parlare di tagli, tamponi, partite ravvicinate, condizioni climatiche proibitive, impegni internazionali in abbondanza. Gli atleti stanno dando prova di grandissima collaborazione»

Gravina e Dal Pino parlano di 600 milioni di perdite a causa del Covid. Un nuovo taglio degli stipendi è la soluzione? «No, è lo specchietto per le allodole. Uno slogan utile solo a riempire le pagine dei giornali, ma povero di contenuti. Se non creiamo gli strumenti per una nuova sostenibilità del sistema, tutto quello che faremo porterà a benefici di basso respiro. Ricordo che durante il primo lockdown tutti i calciatori hanno fatto la loro parte rinunciando a qualcosa»

Ci sono club di Serie A che non stanno pagando gli stipendi? «A me non risulta. Più della metà delle squadre di Serie A, Serie B e Serie C stanno pagando mese per mese i loro tesserati»

I club che hanno pagato per intero giugno potranno retribuire luglio, agosto e settembre entro oggi. Questa scadenza tra poche ore vi preoccupa? «No, assolutamente, non ci sono segnali di società che non adempiranno ai loro obblighi contrattuali in massima serie»

Il suo avversario Dossena aveva parlato di conti in rosso dell’Assocalciatori. È così? «Il patrimonio netto del consolidato negli ultimi 9 anni è aumentato dell’80%, nonostante siano aumentati tutti i servizi per gli associati e siano stati garantiti 6 milioni di euro al fondo di solidarietà. Parlare solo di quanto si è speso e non dei ricavi che sono aumentati è fazioso, così come fare altri ragionamenti poco corretti sul fondo di fine carriera. L’Aic vive di buona salute». 

Giorgio Marota (Cds)

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