Costacurta: “Insigne al meglio è l’uomo in più di questo Napoli. Molto importanti i centrali azzurri”

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Oggi sembra tutto più facile, dagli studi di Sky Sport dove Alessandro Costacurta osserva e commenta le gare di Champions. Ma i ricordi di una vita passata in campo, 20 anni con la maglia del Milan cucita sulle spalle (dal 1987 al 2007), non passano via facilmente. Soprattutto se a sfidarsi in campo sono un amico di sempre come Rino Gattuso e il Barcellona, squadra che nella carriera di Costacurta è stata crocevia di gioie e dolori. Una finale di Coppa dei Campioni – si chiamava ancora così nel 1989 – vinta da protagonista al Camp Nou, ma contro la Steaua Bucarest, e una finale vinta dalla tribuna (nel 1994) contro i catalani ad Atene. Poi le tante battaglie e le sfide continentali con quel Barcellona tra Supercoppe e gare di andata e ritorno.
Ma nella sua lunga carriera qual è la partita che più di tutte la riporta alla sfida di stasera del Napoli a Barcellona?
«Nessun dubbio: dico Stella Rossa-Milan della stagione 88-89».
La gara della nebbia.
«Proprio quella».
Come mai la partita di stasera la riporta a quella sfida?
«Venivamo dall’1-1 dell’andata e a Belgrado eravamo arrivati con non poco timore. Per un’ora subimmo la pressione e sono abbastanza sicuro che il Napoli stasera si ritroverà nella stessa situazione».
Voi però eravate i favoriti quella sera…
«Questo è vero, ma in partite del genere non conta nulla. Una cosa però è certa: in ogni caso il Napoli uscirà a testa alta».
A voi, poi, non andò malissimo.
«Assolutamente. Passammo ai rigori nella replica della gara dopo il rinvio per la nebbia del giorno prima e da quel momento facemmo percorso netto fino alla finale proprio di Barcellona stravinta 4-0 contro la Steaua. Quella di Belgrado fu la partita della consapevolezza, ed è quello che serve oggi al Napoli d Gattuso».
Altra analogia con questa sera: anche voi avevate un giocatore chiave come Gullit con un problema fisico.
«Gullit non stava bene, era al 30% e grazie al giorno in più riuscì a recuperare. Spero che anche Insigne possa essere al meglio perché è l’uomo in più di questo Napoli. Anche io in passato ho giocato tante volte con un problema all’adduttore. Sarebbe un peccato perderlo in una partita così delicata visto che l’Insigne che ho visto nell’ultimo periodo mi è piaciuto così tanto che farebbe la differenza».
Se Lorenzo non riuscisse a giocare l’intera gara?
«La fortuna del Napoli e di Gattuso è quella di avere una panchina all’altezza. Prendo gli ultimi scampoli di partita di Lozano: mi sono piaciuti molto. Potrebbe mettere in difficoltà il Barcellona con la sua velocità. Ma in ogni caso Rino è coperto perché anche le qualità di Elmas sono incredibili e potrebbe aiutare di più quando la squadra è in possesso o anche nella fase difensiva».
A proposito di Gattuso: cosa si aspetta da lui e dalla sua esperienza internazionale?
«Certamente cercherà di dare consapevolezza del fatto che in questo momento non si affronta il Barcellona più forte di tutti i tempi. È il primo a sapere che pensare di passare il turno non sia una cosa del tutto impossibile. Certo, al momento del sorteggio tutti eravamo disperati perché il Barça era considerato al top, ma settimana dopo settimana, e anche grazie al grande lavoro di Rino, il Napoli è cresciuto. Gattuso sta dicendo ai suoi che non c’è mai stata un’opportunità così grossa per passare il turno ed entrare nella storia».
Recentemente negli studi di Sky lei ha parlato con Gattuso della mentalità offensiva che sta dando alla squadra: che atteggiamento si aspetta dal Napoli stasera?
«Non penso che li aggrediranno alti. O quanto meno, non per tutta la partita, altrimenti i rischi salgono troppo. Di sicuro ci saranno momenti psicologici della partita in cui gli avversari vanno in difficoltà e il Napoli dovrà essere bravo ad aggredire alto. Farlo per tutta la partita sarebbe un errore, soprattutto se dall’altra parte c’è una squadra come il Barcellona. Il fatto che nelle ultime partite Rino abbia allenato i suoi azzurri alla pressione alta è un segnale anche perché dovranno segnare almeno un gol, quindi giusto provarla».
Veniamo al fattore campo: al Camp Nou lei ha vinto la sua prima Coppa dei Campioni, quanto influirà giocare in quello stadio?
«Premessa doverosa: giocare su quel campo senza tifosi è già un gran bel vantaggio».
Perché?
«I tifosi catalani mettono molta pressione andando a creare un’atmosfera incandescente che aiuta molto i giocatori di casa. Per me è davvero molto importante che non ci siano i tifosi. È una discriminante talmente unica che ritengo sia già una bella fortuna per il Napoli giocare in queste condizioni. Ma occhio, perché quello è un campo molto strano».
In che senso?
«È particolare in tutto, a partire dall’erba che è unica. Il campo è sempre inzuppato d’acqua artificiale e questo rende tutto più difficile per chi non è abituato. Soprattutto all’inizio è normale ci sia differenza tra squadra di casa e quella ospite. Conosco tanti giocatori che arrivano al Camp Nou e sbagliano molti passaggi semplici. È un campo diverso dagli tutti gli altri e ogni dettaglio può fare la differenza».
Il Barcellona, però, non sta attraversando un ottimo momento.
«Questo può essere vero, ma ha un vantaggio nettissimo: è una squadra che ne ha fatte mille di queste partite».
E allora nel Napoli da chi si aspetta qualcosa in più?
«Sono stato difensore e ricordo bene le partite contro avversari così forti in avanti. I due centrali dovranno fare una partita straordinaria, muovendosi in sintonia, cosa che non hanno fatto sempre. E poi mi aspetto qualcosa in più da Mertens: sarà fondamentale perché è capace di colpire e fare centro. Un gol lo devi fare».
Al netto di Napoli e Barcellona chi vede favorito per la vittoria finale di una Champions così strana nei tempi e nella formula?
«Il Bayern Monaco è la mia favorita dall’inizio».

Fonte Bruno Majorano: Il Mattino

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