G. Calabrese – Callejon, “so lacreme d’ammore e nun è acqua”

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“Tu ca’ nun chiagne e chiagnere me faie, tu stanotte addo’ staje?” Stava in un angolo Josè Callejon. Da solo. Con il peso di un anno difficile sulle spalle, con le emozioni degli ultimi sette anni di vita. Con Napoli. Con il Napoli. Chiagne, Callejon. Perchè le lacrime, i singhiozzi, sanno di liberazione. Non si aspettava che quest’anno sarebbe stato così faticoso, che lo avrebbe segnato tanto. Da quel palco di Dimaro, abbracciato a Mertens, lo dovevamo intuire. Non lo abbiamo fatto. Scusa. Lui stesso credeva di essere più forte. Psicologicamente. Solo emotivamente. Perchè in campo, lui, è forte. Forte assai. Forte per quell’ intelligenza naturale che non compri, per quel senso tattico che hai nel DNA, per quella propensione al lavoro che è dono di pochi. Imprescindibile, per tutti. Anche per chi non sapeva collocarlo. Perchè “el caballero triste”, quello con le maniche lunghe pure con 40 gradi, con i capelli in ordine e il sorriso solo accennato, prima o poi, un posto dove metterlo, se lo guadagna. A destra, oltre o prima della linea mediana, al centro, dietro le punte. Lui c’è. E te ne accorgi soprattutto quando non c’è. “Ci sono giocatori a cui devo spiegare tutto, poi c’è Callejon” disse mister Ancelotti. E, oggi, quello che non deve spiegare nulla, è proprio lui. Callejon. Napoli ha capito, Napoli sa. Le scelte di vita non sono sempre facili, anzi, a volte sono le più complicate. Ti dilaniano. Schivo, riservato, mai una parola fuori posto. Solo lavoro ed abnegazione. Quest’ anno l’abbiamo visto sbagliare, non c’eravamo abituati. Non si aspettava che il distacco sarebbe stato così faticoso, ma Napoli, se impari a conoscerla e volerle bene, ti scava un solco dentro. E lasciarla diventa duro. Anche se sai che il tuo tempo è finito, anche se torni a casa, quella vera. Non hai bisogno di parole, Josè. Tu non devi dimostrare niente, dire niente. E’ stato un onore. Le tue lacrime parlano per te. So’ “lacreme napulitane”, sono solo nostre, “so lacreme d’ammore e nun è acqua”. Buona vita,  ovunque andrai, 7 enorme. Salutaci con un sorriso. Callejon, l’altra faccia di Mertens.

a cura di Gabriella Calabrese

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