Ilario Pensosi (direttore sportivo): “Giuntoli e Pompilio? Un binomio vincente”

All'interno l'intervista al d.s. Ilario Pensosi

0

Ieri è intervenuto ai microfoni de Ilnapolionline.com, Ilario Pensosi, direttore sportivo, vista la sua vasta esperienza come direttore sportivo e docente di educazione fisica, il giornale web gli ha posto numerose domande alle quali il direttore ha risposto con estrema precisione.

Lei in passato ha collaborato con Pompilio, ora braccio destro del d.s. del Napoli Giuntoli. Ce ne parleresti di entrambi dentro e fuori dal contesto lavorativo? “Io sono stato studente all’ Università di Urbino della Facoltà di Scienze motorie e Sportive di cui Pompilio era mio professore e l’ ho conosciuto li. Allora svolgeva l’ incarico di professore e avvocato sportivo ed era molto proiettato e radicalizzato nel calcio. Ha subito il suo cambiamento calcistico quando è diventato Direttore sportivo del Fano e ha realizzato un egregio lavoro , contribuendo al fano un vero successo. Allora possedeva già competenze manageriali , normative e di scouting. Il suo incontro con Giuntoli ha incrementato il suo rapporto con il calcio sia in termini di qualità che di ruoli. Giuntoli si è appoggiato interamente a lui nello scouting e ricerca calciatori , tale da essere un binomio vincente.Giuntoli non lo conosco personalmente, ma reputo al momento nei vertici di direttore sportivo italiani e europeo. È partito dal Carpi ed è cresciuto progressivamente, anche perché possiede uno staff notevole , che ha costruito e amalgamato. E lo ha portato in qualsiasi squadra di cui è approdato . Al momento le nuove generazioni di ds si ispirano a lui come carriera per il suo stile, concezione e filosofia di calcio”.

Data la sua esperienza come istruttore di calcio, affiliata anche a società come il Parma, quale considera in Italia la migliore scuola calcio in Italia e perchè? Anche in ambito europeo? “Io ho iniziato dalla scuola calcio, con vari incarichi ( istruttore, allenatore, coordinatore area motoria e fisica), per avere poi una scuola calcio con mio fratello e mio zio nel mio paese di origine. Dipende dalla filosofia della scuola calcio, nella mia visione reputo Atalanta , Empoli al momento come migliori scuola calcio professionistiche ( per organizzazione, staff, metodo, scouting , programmazione e budget). Poi se confrontiamo con scuole calcio di rilievo dilettantistico è stata premiata il Real Casarea dalla Uefa, una realtà che conosco bene, che opera in Campania, fertile di talenti ma insidiosa sull’aspetto culturale e ambientale. In ambito europeo , il divario è notevole e ci surclassano. Ho conosciuto in maniera personale , la filosofia della scuola calcio in Europa e credo che parecchie loro componenti , sopratutto culturali e calcistiche dovrebbero addentrarsi nel panorama italiano. Ritengo , constatare cheAjax e Barcellona sono i club top principali di esportazione per un modello di scuola calcio vincente: non a caso entrambe guidate e allenate dalla mentalità  e filosofia di Cruyff. In rampa di lancio e ascesa , si proietta l’ Anderlecht e le scuola belga complessiva.”
Lei ha lavorato come scouting, per quale società ha lavorato e lavora in questo momento? “Al momento essendo senza squadra, ho fatto scouting personale , visionando partite in maniera diretta agli stadi e tramite web,e svolgevo consulenza per i club professionistici e non. Una delle caratteristiche prinvipali del direttore sportivo è restare aggiornato con i giocatori, sopratutto finchè rimane vigente la noif degli under, occorre sapere la maggior parte di essi sopratutto in lega pro e nel dilettantismo, in attesa di riforma, se sarà, che può aprire una nuova pagina di calcio. Se avrò richieste come ds o responsabile scouting devo essere pronto. Ora più che mai scouting e capitale umano, considerando  emergenza e crisi economica, diventeranno indispensabili. In precedenza ho svolto vari incarichi nel settore giovanile e prima squadra ( osservatore, responsabile scouting e ds) sia con club professionistici ( ancona, fano, reggiana, padova, vicenza) che nel dilettantismo ( ds a Sansepolcro e Massese). In attesa che riinizi con il  calcio nel nuovo anno, spero con qualche incarico.”
In ambito europeo si sta sempre più guardando i calciatori africani,e infatti ci sono ultimamente giocatori fortissimi proveniente da questo continente; perchè secondo lei in Italia non si puntano i giocatori africani? “Dal mio punto di vista, nella mia esperienza calcistica , in Italia nel calcio è presente una miriade di giocatori africani che militano nel settore giovanile e in prima squadra a vari livelli e categorie.  Conosco tanti addetti ai lavori che portano talenti di calcio africani in Italia, tesserandoli in vari club, consentendo a loro di cambiare vita, rispetto a dove risiedevano. Esistono tanti club italiani, che hanno investito aprendo scuole calcio e scuole in Africa, offrendo a questi bambini e ragazzi lo sport come via di crescita, e formazione educativa ,allontanandoli  da possibili pericoli. Di persona sono stato in Africa e ho assistito a tornei e metodi di allenamento delle scuole calcio e settore giovanile ,e reputo un buon livello in via espansione. Se si rapporta a Francia, Belgio la presenza è più incisa per varie ragioni. Io non reputo importante, esportare giocatori stranieri in Italia linea generale: abbiamo recriminato la partecipazione diffusa di tanti giocatori stranieri nel settore giovanile e in prima squadra, svalorizzando il made in Italy calcistico. Io credo fortemente nei talenti italiani, abbiamo a disposizione un bacino immenso: approfittiamo a prescindere dai costi e la formazione dei calciatori. I giocatori che giungono dall’estero sono un arma a doppio taglio per noi direttori considerando ambientamento, tesseramento, transfer, pratiche burocratiche, stile di vita, religione, cultura che incidono sulla scelta e l’ acquisto di essi. Io in questo momento preferirei colo che militano nel campionato calcistico da anni, o coloro che si sono trasferiti con le famiglie fin da piccoli.”
Lei ha lavorato come responsabile scouting, consulente di mercato e ora come direttore sportivo, tra queste secondo lei, visto il momento in Italia, quale sarebbe la strada migliore da intraprendere per un giovane? “Se vuole intraprendere una carriera nel calcio nelle sue sfaccettature ( allenatore , dirigente o staff vario) di procedere con grado e principio , crescendo sempre in modo esponenziale. Il calcio è bellissimo e affascinante, ma pieno di insidie e letale:  un errore comprometti la carriera, e c’è  tanta concorrenza pronta a denigrarti. Oggi è veramente complesso addentrarci, restare e vivere di calcio e di sport in genere. Io consiglio a tutti di trovare un lavoro che ti garantisce un’ entrata solida , e di operare in questo ambiente ricevendo un’ entrata aggiuntiva. Poi è strettamente proporzionato a chi sei tu, la tua famiglia di origine , e se hai militato prima come giocatore o altra figura. Il primo passo è la formazione indispensabile oggi in qualsiasi settore, nel calcio sempre di più occorre possedere svariate conoscenze e competenze a prescindere dal ruolo; la formazione deve essere iniziale e aggiornata di anno in anno. Il secondo passo tanta esperienza e partire dalla scuola calcio per poi crescere gradualmente. Considerando che lo sport comporta tante ore di operatività, escludendo la vita sociale e relazionale. Se vuoi emergere, devi effettuare delle scelte. Ultimo passo conoscere tante persone nel calcio e rimanere in contatto, e possedere competenze informatiche e linguistiche se si emerge a livelli alti.”
Secondo lei in questo periodo prolungato di quarantena può dare problemi fisici agli atleti? Secondo lei è stato giusto riprendere il campionato dopo questo periodo? “Sicuro, per svariati fattori elementi endogeni e esogeni correlati. Nonostante la conoscenza elevata e la competenza dello staff in merito , alcuni elementi non sono plausibili da derivare, per cui il rischio è elevato e non può essere preventivato. Ma non rappresenta l’ unico rischio, per me è associabile il fattore psicologico ( approccio, stato d’ animo, motivazione, personalità) e il grado di percezione e di sensibilità del giocatore , in relazione al Covid 19, se ne ha risentito. Attenti anche alla non presenza dei tifosi e agli stadi vuoti, che influisce sulla prestazione. È giusto riprendere per una questione economica e di sostentamento del calcio, e per la sua proiezione in futuro . Ho perplessità e tentennamento sul termine del campionato , anche se hanno già individuato, le vie alternative nel caso di nuova interruzione, con dei criteri stabiliti dal Consiglio Federale.”
Come mai, secondo lei,  il calcio italiano non dà più campioni nostrani capaci di farci vincere in ambito della nazionale? Come risolverebbe il problema da ex scouting? “Ma per me urge la riforma calcistica , iniziando dalla scuola calcio. Oggi esistono più scuole calcio che giocatori,e il numero delle scuole calcio supera le scuole medie nazionali. Non ha senso prima e ora  particolarmente, scrutare tre o quattro società di calcio in un paese di provincia. Ridurre il numero delle scuola calcio a favore della qualità e formazione nei confronti del bambino , e innescare una nuova cultura a favore del divertimento e del gioco. Svolgere attività fisica e calcistica  almeno 4 volte per due ore, con tornei saltuari e ritrovi a scopo di farli divertire e giocare. Prevedere l’ obbligatorietà dei laureati in scienze motorie con esperienza nel calcio dai 6 ai 12 anni, e eliminare l’ obbligo del risultato nei campionati, ma sfidarsi solo come metro di crescita e sviluppo. Nel settore giovanile favorire la tecnica e il gioco piuttosto che il tatticismo spietato e il risultato di vincere; si deve valorizzare e i giovani: formandoli e proiettandoli in prima squadra; un serbatoio imponente per un club a livello economico e di prestigio.In prima squadra puntare sui giovani italiani di talento e provenienti dal settore giovanile.Scuola e stato anche devono agire . La stato deve incrementare le ore di scienze motorie Sportive: alle primarie apporre l’ obbligatorietà del professore di Scienze motorie e Sportive e non configurarlo come ora al maestro unico o tramite progetti Coni oggi indispensabili e svolgere almeno quattro ore , perseguendo questa linea anche nella secondaria. In più deve investire sulle strutture sportive in genere e sui stadi polifunzionali, apportando risorse in tutto il settore sportivo. In più deve rendere obbligatorio l’ attività fisica pre prevenire malattie di ogni genere e anche per una questione specifica; siamo il paese più carente a livello motorio e coordinativo, non riescono a eseguite una capovolta a 12 anni. Ultimo tassello lo sport deve diventare un’ identità autonoma e non integrante della politica, cosi migliorerà sicuramente. Mancini con la nazionale ha svolto un grande lavoro, e i club devono accompagnarlo , comprendendo tanti talenti italiani nelle partite”
In questo periodo di coronavirus il suo lavoro ha avuto dei problemi? Se si, quali sono stati?

“Non ho avuto problemi con il covid-19 , ma vivendo a Milano, ancora oggi il problema è reale e complicato, con una risoluzione molto lontana. Ha sconvolto e distrutto  la popolazione italiana, trentamila morti,  non è difficile dimenticarli, ne ripartire. L’ impatto economico è reale e evidente, e la ripresa sarà duratura e lenta. Siamo un grande popolo, risollevandosi da qualsiasi sciagura. Ripartiremo e ritorneremo ai nostri allori e virtù che primeggiano nella storia e nel mondo.”

Intervista a cura di Gianpaolo Volpicelli

Riproduzione Riservata®
Potrebbe piacerti anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.