De Laurentiis a 360° – Passato, presente e soprattutto futuro: la parola al patron azzurro

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Come sempre un fiume in piena il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis che, prima dell’ inizio dei lavori dell’ assemblea generale dell’Eca, concede una lunga intervista al Corriere dello Sport. Passato, presente e futuro, Ancelotti, i rinnovi, le idee, i tifosi…La parola al patron azzurro: 

Presidente, passata l’amarezza? «Se si riferisce al 4-3 di Torino, sì. È normale che in alcune partite di inizio stagione qualcuno sia in ritardo di condizione e forse si dovrebbe lasciare il posto a un altro che ha fatto tutta la preparazione. Poi però mi rendo conto che uno si guarda allo specchio e dice: “Come faccio a non schierare questo o quell’altro?”. Nel calcio bisogna anche essere riconoscenti verso chi gioca con noi da anni e ha sempre dato tutto per questa maglia. Non ci sono stati errori contro la Juve, la gara è andata così».

La preoccupano i sette gol incassati nelle prime due giornate? «No, non sono preoccupato perché i gol sono figli di una difesa ancora da registrare e di un centrocampo da verificare. E poi nel calcio, al di là delle statistiche, la cosa più importate è che la differenza sia sempre a favore delle reti realizzate e non di quelle subite».

La Juve è ancora la favorita per lo scudetto o quest’anno ha qualche problema in più rispetto al passato? «Delle altre squadre non posso parlare perché è troppo presto per valutarne la forza. La Juventus e l’Inter sono due grandi società, con gente molto esperta, sapranno registrare il rapporto tra i loro valori e i loro problemi».

A Torino 10 giorni fa non ha incontrato Sarri perché lei non c’era. Cosa gli dirà quando lo vedrà per Napoli-Juve? «Sarri è un grandissimo allenatore e quindi cosa dovrò dirgli se non “bravo” oltre a stringergli la mano. Come ho già detto il passato è il passato, il presente è il presente e il futuro è quello che sarà. Non mischio il passato con il presente e il futuro. Io guardo sempre al futuro. Il resto fa tutto parte dell’esperienza che uno ha».

Vuol dire che Sarri un giorno potrà tornare ad allenare il Napoli? «Non ho mai creduto nei ritorni di fiamma anche perché Napoli è una città straordinaria, ma anche molto complessa e che bisogna amare senza limiti. Non tutti sono capaci di farlo. Neppure gli stessi napoletani, o almeno non tutti sia chiaro, sanno amarla o la capiscono fino in fondo… Io amavo immensamente mio padre che, pur non essendo nato Napoli, ma a Torre Annunziata da padre irpino, rappresentava l’essenza colta di una napoletanità straordinaria. E’ quella a cui mi riferisco e che amo».

Da Sarri a Conte, tecnico di un’Inter ambiziosa. Ha mai provato a portarlo sulla panchina del Napoli? «Con Antonio ho un ottimo rapporto. Ci siamo frequentati nuotando nel mare delle Maldive dove ho conosciuto anche la sua straordinaria famiglia. Molto prima dell’avvento di Ancelotti, quando Conte stava a Londra, l’ho tempestato di domande per proporgli di venire al Napoli. Lui mi rispondeva che il contratto che aveva in essere con il Chelsea gli impediva di parlare con terzi. Credo fosse vero perché poi ha impiegato un anno per poter venire ad allenare in Italia».

Adesso lei si gode Ancelotti ed è felice con lui. «Carlo è il Von Karajan del calcio: democraticamente inflessibile, culturalmente irreprensibile e amichevolmente esemplare».

Il ritratto dell’allenatore perfetto«Giudichi lei». 

La gara contro la Juventus, abbinata con la sua spettacolare prestazione in nazionale contro gli Usa, ha confermato la bontà dell’acquisto di Lozano? «L’esordio di Lozano a Torino mi ha riempito di gioia perché ho visto un calciatore che si è inserito nella rosa immediatamente e con naturalezza. E’ come se fosse da sempre nel Napoli».

Una bella notizia per lei che, comprese le commissioni, lo ha pagato 50 milioni…«Una bella notizia, lo ammetto. E non ho neppure rimpianti per altri giocatori nel suo ruolo che non sono arrivati».

Lozano le ricorda qualche grande giocatore del passato?  «E’ troppo presto per fare dei paragoni anche perché sono sicuro che Lozano potrà ricoprire diverse posizioni di gioco e quindi mi riservo, prima di fare paragoni, di vederlo in altre partite. Mi auguro però che sia un campione dalla personalità unica e che non si debbano fare paragoni».

Napoli è curiosa di scoprire anche Llorente«Scoprire, dice? Llorente non è una mia idea, ma di Ancelotti. Nessuno avrebbe disdegnato un top player come Icardi, ma fin dal primo momento Ancelotti aveva optato per Llorente perché sosteneva che in attacco eravamo super forniti e che avevamo bisogno di un fuoriclasse da fare giocare negli ultimi 30 minuti delle partite che eventualmente non si sbloccavano. Uno insomma che avrebbe potuto convivere con il nostro Milik. Non bisogna dimenticarsi che Milik, dopo due stagioni in infermeria a causa di brutti infortuni, nel primo anno di attività vera ha segnato 20 gol senza rigori. Il che vuol dire che, se gli avessimo fatto tirare i rigori, sarebbe forse diventato capocannoniere della Serie A. Non capisco quindi questo gioco al massacro del tifoso che invece di guardare i gioielli che ha in casa propria inneggia sempre all’acquisto “in più”. Non capisco neanche per quale motivo il Bari in Serie C in proporzione farà più abbonati del Napoli in Serie A. Il tutto dopo aver ridotto il prezzo degli abbonamenti del San Paolo in alcuni settori addirittura del 40% rispetto a 9 anni fa. Se questo vuol dire essere grandi sostenitori del Napoli, permettetemi di sorridere. Purtroppo io credo che nella città di Napoli si viva di grande invidia per il nord e che esistano molti tifosi juventini, milanisti e interisti. Dovrei forse comprare il Milan per accontentarli? La mia è una provocazione perché amo Napoli più di ogni altra cosa».

Facciamo un passo indietro e parliamo di Icardi. Ci racconta perché non si è conclusa la trattativa per il suo trasferimento al Napoli? «Per acquistarlo sono arrivato a offrire all’Inter 60 milioni più bonus, per un totale di 65, mentre a Wanda Nara per il contratto del marito ho proposto un lordo di circa 12 milioni. Icardi non è stupido e forse ha capito che per rilanciarsi a livello europeo andare in una squadra come il Psg, dove potrà primeggiare con più facilità rispetto al Napoli, per lui era la scelta migliore».

Rimpianti? «No, non ho mai rimpianti nella mia vita. L’arrivo di Icardi avrebbe impedito l’acquisto di Llorente, del quale sono super convinto come Ancelotti, ma soprattutto avrebbe gettato ombre e malumori in Milik che continuo a considerare la vera grande stella dell’attacco del Napoli».

Mertens e Callejon sono in scadenza a giugno. Il Napoli rischia di perderli a parametro zero o cercherà di rinnovare i loro contratti? «Io sono innamorato di Mertens e di Callejon. Dopo aver parlato con Dries mi sono reso conto che è un grande conoscitore del gioco del calcio e lo definisco uno… colto di pallone. Gli ho detto: “Quando ti sarai stancato di giocare, perché non lavori con me? E’ un piacere sentirti parlare e le tue frasi danno sicurezza a chi ti ascolta”. Callejon lo considero un fedelissimo, uno di famiglia: è ormai diventato napoletano, i suoi figli sono cresciuti a Napoli e sicuramente avranno l’inflessione partenopea. Mi auguro che lui e Mertens abbiano voglia di prolungare il contratto. Sono a disposizione per entrambi. Sempre senza fare follie…».

Questa estate quante offerte ha rifiutato per i suoi campioni? «Una superiore ai 100 milioni per Koulibaly, ma non chiedetemi la squadra perché non ve la dirò. E poi ci sono state molte pressioni da parte di Ramadani che ha portato altre proposte importanti, ma inferiori a quella».

Ha mai pensato di cedere Koulibaly? «Mai, perché mi divertiva e mi diverte pensare come la presenza di due giganti della difesa come Manolas e Koulibaly possa registrare la nostra retroguardia».

Con Manolas e Koulibaly la difesa del Napoli è da scudetto? «Vedremo. Intanto bisognerà capire se farli giocare insieme o se abbinarli di volta in volta con altri dei nostri centrali».

Ha ricevuto offerte anche per Insigne in questi mesi? «Insigne è un uomo straordinario che, rispetto a qualche anno fa, ha avuto una maturazione eccellente: è cresciuto notevolmente, sa fare spogliatoio e sono sicuro che, quando avrà trovato la forma smagliante del tipico scugnizzo napoletano, farà vedere nuovamente a tutti quale campione naturale è».

La prossima settimana tornerà la Champions e nel rinnovato San Paolo arriveranno i campioni d’Europa del Liverpool. Preoccupato da questo battesimo di fuoco? «Un po’ questa partita mi fa paura e spero che il San Paolo sia pieno, che partecipi al match come il dodicesimo uomo in campo, anche se la pista d’atletica la fa sempre da padrona e attutisce il calore pubblico sugli spalti. Lo dico agli amici del Comune che ci tengono alla pista… Noi abbiamo battuto il Liverpool questa estate in amichevole con punteggio ampio e non vorrei che i nostri calciatori tra una settimana scendessero in campo con una certa tranquillità. Per questo già adesso dico che dovremo essere arrabbiatissimi e concentratissimi: dovrà essere… la nostra partita della vita. E così dovrà essere sempre perché solo comportandoci così potremo centrare certi obiettivi durante tutto l’anno. Se gli impegni di Serie A o di Champions si affrontano con serenità non va bene: bisogna essere sereni nel fisico, ma sollecitati ai massimi livelli nella mente».

Chiudiamo con l’Eca e con il ruolo sempre più importante che lei e il Napoli state acquisendo sulla scena europea. Soddisfatto dei riconoscimenti che le stanno arrivando? «Zhang e io ci stimiamo e non eravamo in competizione o in contrapposizione per un posto del Board dell’Eca. Io ho sempre puntato ad entrare nel Club Competitions Committee dell’Uefa che è un comitato per stabilire quali sono le modifiche alle competizioni dei club per il futuro. Già si sta parlando cosa fare per il periodo 2024-2027 e ci sono state varie ipotesi e previsioni. Il mondo è in continua evoluzione e ci saranno delle novità. Prevedere i cambiamenti senza adeguarsi è la regola da seguire se si vogliono avere dei vantaggi». 

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