Approfondimento – di G. Calabrese: “E’ ‘na fattura cu acoppa ‘na data!”

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365 giorni dopo, Fuorigrotta viene espugnata ed il San Paolo smette di essere un fortino. Il 3 marzo, sicuramente, non porta bene agli azzurri. Il Napoli perde esattamente dopo 12 mesi. Un anno fa fu la Roma, ieri è stata la Juventus. L’anno scorso il gol di  Dybala all’ Olimpico a tempo scaduto ebbe un effetto destabilizzante sul Napoli, che poi perse contro i giallorossi 2-4. Era il 3 marzo. Giorno rivelatosi, poi, fondamentale crocevia per l’assegnazione dello scudetto 2018. Altrettanto dicasi per il 3 marzo 2019, data in cui si consegna, quasi ufficialmente, l’ottavo titolo consecutivo ai bianconeri. Stavolta, a farlo, è il Napoli stesso. In casa, nell’ inespugnabile vecchio San Paolo, in una gara che ha visto prevalere il cinismo bianconero, ormai genetico, sulla sfortuna e l’inesperienza, anche quella genetica, della squadra azzurra. Errori, espulsioni, pali, a caratterizzare una gara che, nonostante il divario in classifica (che ieri non si è notato) non è e, non sarà, mai banale. Il 3 marzo lo ricorderanno senza dubbio Kevin Malcuit, Alex Meret e Lorenzo Insigne. Errore scellerato, quello del terzino francese, che costringe all’ intervento su Ronaldo l’estremo azzurro. Sulla decisione arbitrale si può parlare e se ne parlerà. Dalla volontarietà, al tocco non tocco, passando per la possibilità, vera o presunta, che si tratti di chiara azione da rete o meno, vista la presenza di Allan, fatto sta che la “fattura”, denominata ormai 3 marzo, sarebbe potuta terminare lì, invece, decide di farcire il tutto con la ciliegina finale. Sul dischetto del rigore, quello dello strameritato pari, ci va il neo capitano, quel Lorenzo Insigne che nello stesso giorno del 2018 aprì le inutili marcature. Il tiro lo respinge il palo, ricacciando in gola l’urlo e dando spazio alle lacrime. Non c’è possibilità di vittoria il 3 marzo…

a cura di Gabriella Calabrese

 

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