Nella Slesia, Milik, è una specie di divinità terrena

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Lo stadio Gornik Zabrze è un piccolo gioiello. Costruito nel 1934 – quando la città di Zabrze era ancora annessa al territorio tedesco – era intitolato ad Adolf Hitler (per ovvie ragioni politiche). Ma da 15 anni a questa parte si chiama Ernest Pohl, nome di uno storico centrocampista del club dei minatori della città. Le curve, così come una delle due tribune, sono state interamente ristrutturate, ma la cosa che più di tutte colpisce all’arrivo nel piazzale dello stadio è una grossa pista di cemento con coni, segnali stradali e percorsi predefiniti. Si tratta delle aree della motorizzazione civile della città dove ogni giorno i giovani della zona si mettono alla prova per conseguire la patente di guida.
Un segno del destino, certo, perché è proprio in questo stadio, e quindi dietro questa pista di addestramento, che Arek Milik ha conseguito la sua di patente. Ma in questo caso si tratta di quella da bomber.
L’Ernest Pohl è stata la sua casa dal 2011 al 2013 quando si è trasferito al Bayern Leverkusen. Dalle tribune di quello stadio, le stesse che nel 1970 avevano visto la squadra dei minatori di Zabrze eliminare la Roma nella semifinale di Coppa Uefa, gli osservatori tedeschi avevano ammirato il talento purissimo dell’attaccante classe ’94 che l’estate scorsa ha scelto di vestire la maglia numero 99 del Napoli. Stesso numero che portava sulla maglia nera e rossa ai tempi del Gornik. Da queste parti lo avevano visto fin da subito come un predestinato. Lui, nato il 28 febbraio: stesso giorno di Wlodzimierz Lubanski, bomber di tutti i tempi del Gornik Zabrze e della nazionale polacca. Insomma, bigliettino da visita che parlava da solo per il piccolo Arek, nato a Tychy e cresciuto a Katowice, tutto nel raggio di 50 chilometri. Nella Slesia, regione dove è nato e cresciuto, Arek è una sorta di divinità terrena. Non c’è un solo bambino che gioca a calcio che non sogni di diventare come lui. Numero 99 sulle spalle e via. A gonfiare reti in giro per l’Europa alla guida dei club più importanti del mondo. Per la patente nessun problema, se la porta dietro fin dai tempi del piazzale dello stadio Ernest Pohl di Zabrze: quella di guida e quella del gol.

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Fonte: Il Mattino

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