Ferlaino rischiò: “Gli scudetti non si promettono, si vincono!”

Corrado Ferlaino, mezzo secolo azzurro domani. Con il Napoli ha vissuto emozioni di ogni sorta. Dagli scudetti al crollo in serie B, dal tripudio del San Paolo alle bombe della camorra. Il giovane ingegnere rilevò il primo pacchetto di quote dalla vedova dell’azionista Corcione: «Non ho comprato per un gruppo, ho comprato soltanto per me». Nell’84 sostituì presso la portineria della Lega Calcio a Milano una busta vuota con quella che conteneva il contratto firmato da Maradona. «Altrimenti non mi avrebbero fatto tesserare Diego, la scadenza della mezzanotte era abbondantemente passata».
Ora l’ingegnere vive con la compagna Roberta Cassol in un angolo da sogno in corso Vittorio Emanuele, va a pranzo nelle trattorie dei Quartieri spagnoli. Una preghiera ai camerieri a fine pranzo: «Niente caffé, forse sono l’unico napoletano che non lo beve». Al tavolo dell’ex presidente si vedono raramente uomini di calcio. E con Maradona ora come va? Si sono visti l’ultima volta a Firenze due anni fa. «Lui dice ancora che fui il suo carceriere perché non gli permisi di andare al Marsiglia. Infatti. Fosse dipeso da me, non avrebbe mai lasciato Napoli». Glielo sottrasse non Tapie, ma la cocaina.

L’ex presidente parla poco di De Laurentiis. Gli azzurri, però, li segue con intatta passione: «Il terzo scudetto è il sogno che vorrei vedere realizzato». E punge: «Io ho rischiato per vincere».
Lunghissimo il regno di Ferlaino, 33 anni. Cinquant’anni fa, quando fu nominato presidente, il 37enne Corrado disse: «Gli scudetti non si promettono: si vincono». Lo volle con ostinazione e lo vinse, ma pagò un prezzo altissimo: finito Diego, sarebbe finito il suo Napoli. «Mi insultano ma io ho dato la mia vita per il Napoli».
Ferlaino ha metabolizzato il dolore: «Adesso la domenica mi sveglio tardi». Ma non crediate che ne sia felice. «Non potranno vincere sempre loro». A 87 anni non perde gira tanto a piedi. «Preside’, una foto con mio figlio?». E sussurrano: «Vedi, questo signore ci portò Maradona». Questa è la storia e la storia non si cancella.

Il Mattino 

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