Spalletti spiega il saluto dopo Napoli-Juve: «Né spettatori né telecamere, in quel momento eravamo soltanto io e lui…»

Il tecnico del Napoli spiega alla Gazzetta sulla stretta di mano con l'allenatore della Juve

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Sulla Gazzetta di ieri abbiamo mosso una critica a Luciano Spalletti, crediamo con misura, senza inutili moralismi, a proposito del plateale tentativo di stringere la mano a Massimiliano Allegri, alla fine di Napoli-Juventus (5-1) di venerdì 13 gennaio. L’allenatore del Napoli è bravo, uno dei tecnici più preparati d’Europa, merita lo scudetto. E non ha bisogno di esibirsi in scenette folcloristiche, abbiamo aggiunto. Spalletti così ci ha scritto due whatsapp di replica e di spiegazione. Gli abbiamo chiesto il permesso di pubblicarli sulla Gazzetta di oggi e lui ce l’ha concesso, motivo per cui lo ringraziamo: è giusto registrare la sua versione.

 

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La risposta Ecco il primo messaggio di Spalletti sulla vicenda della stretta di mano con Allegri: «Chi mi conosce bene sa che mi stava dando fastidio il fatto che potesse andarsene (Allegri è il soggetto sottinteso, ndr) senza salutarmi. In quel momento non c’era lo stadio e non c’erano le telecamere con milioni di persone davanti alle tv, per me c’eravamo io e lui che dovevamo salutarci come ho sempre fatto, anche quando ho perso. Poi capisco che come io avessi questo nella testa, lui potesse avere altro. Ne è venuta fuori una scena particolare, che comunque quando c’è di mezzo uno “buffo” ce la possiamo anche aspettare».

A stretto giro è arrivato un altro whatsapp, più diretto e meno diplomatico: «Io non ho mai rotto le scatole a nessuno. Ho ricevuto tanti insulti, ma non ho mai rotto le scatole a nessuno».

 

L’autoironia pungente Nel primo messaggio spicca il “buffo” messo tra virgolette, un riferimento alle parole di Allegri nella conferenza stampa antecedente Napoli-Juventus. «Ho grande stima di Luciano – aveva detto l’allenatore della Juve giovedì della scorsa settimana, prima della grande sfida -, indipendentemente dal fatto che è talmente buffo e divertente che ogni tanto litighiamo come l’anno scorso». Spalletti con autoironia ha restituito la punzecchiata: «Quando c’è di mezzo uno “buffo” – ha scritto ieri –, ce la possiamo anche aspettare (la scena particolare della stretta di mano cercata con insistenza, ndr)». Buffo è un aggettivo che in Toscana è usato con toni affettuosi. Si definisce buffo qualcuno al quale in fondo si vuole un minimo di bene. Buffo nel senso di compagnone e propenso allo scherzo. Non ci sia chi pensi male, non c’è offesa nel dare del “buffo” a qualcuno, non in Toscana. Con il “buffo” si va a cena e si passa una serata allegra. È chiaro però che Spalletti e Allegri sono toscani antitetici, opposti, e tra loro l’uso di “buffo” può assumere sfumature diverse, meno rotonde e più appuntite.

 

Il litigio Alla vigilia di Napoli-Juve della settimana scorsa, Spalletti – in risposta al “buffo” di cui sopra – aveva rifilato al collega una stoccatina acuminata: «Allegri sposa perfettamente il motto juventino che vincere non è importante, ma l’unica cosa che conta». Era inevitabile che si sarebbe creata una certa tensione tra le due panchine, da qui la scena della stretta di mano non proprio spontanea. A settembre del 2021, dopo Napoli-Juve 2-1, però era andata peggio, alla fine tra i due c’era stata una lite come si deve, altro che stretta di mano. «La devi smettere di parlare sempre con gli arbitri aveva detto Allegri a Spalletti -, disturbi gli arbitri, che cosa vuoi ogni volta?». E Spalletti, in conferenza stampa, era sbottato con la più classica delle imprecazioni toscane: «Maremma impestata, io faccio casino con l’arbitro? È una cosa che non si può sopportare… Non me l’aspettavo, sono andato a rincorrerlo all’inizio e alla fine per salutarlo, lui è andato via. In campo ci sono state frizioni? No, è falso. E poi io ho sempre perso, una volta che vinco mi viene a fare la morale». Asprezze toscane tra allenatori calcisticamente incompatibili. Allegri viene da Livorno e predilige un calcio di scoglio, spigoloso ed essenziale. Spalletti è nato e vissuto nella campagna attorno a Empoli e pratica un calcio rigoglioso e fiorito. Impossibile farli andare d’amore e d’accordo.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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