Il Mattino – Marchesi, il tecnico di Krol, Maradona e Ciro Ferrara

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Domenica è scomparso, all’età di 88 anni, Rino Marchesi. L’allenatore milanese ha avuto un impatto importante nella storia del calcio italiano. Ha guidato anche il Napoli ed è stata la guida tecnica di Krol e Maradona. Durante il suo periodo napoletano, Marchesi ha fatto debuttare un giovanissimo Ciro Ferrara. Il Mattino ne ha parlato nell’edizione odierna.

“Rino Marchesi ha avuto l’onore (e, nel caso di Diego, anche l’onere) di allenare due calciatori che a Napoli hanno scritto la storia. Se Maradona, a cominciare dal terzo anno, ha vinto, Krol – la bandiera della squadra ’80-’81, la prima di Marchesi – lo scudetto lo sfiorò in una stagione particolare: quella segnata, per la città e la Campania, dal terremoto del 23 novembre 1980. Migliaia di morti, in città la tragedia di via Stadera, dove il crollo di un palazzo provocò 53 vittime. Quella domenica il Napoli di Marchesi, l’allenatore gentiluomo scomparso due giorni fa a 88 anni, aveva giocato a Bologna: era finita 1-1. Al ritorno, l’allenatore ei giocatori seppero. Senza cellulari, fu ancor più difficile contattare le famiglie e provare a rassicurarle. Intorno, un’immensa paura. E un incubo che non finisce con il passare delle ore.

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Marchesi aveva 42 anni ed era alla prima panchina importante della sua carriera. Veniva da Avellino, un viaggio di 50 chilometri per entrare nel grande giro, anche se la massima aspirazione del Napoli allora era il posto nelle coppe europee. Lo scudetto sfiorato per l’ultima volta da Vinicio nel 1975. Rino aveva preso casa a Parco Manzoni con la moglie Maria Grazia e la figlia Barbara. Era un uomo sereno, casa e famiglia: le vacanze estive le trascorreva alla pensione Ines di Forte dei Marmi, altro che villone o barca. Sapeva farsi rispettare dai giocatori. E, dopo la tragedia del 23 novembre, trovò le parole giuste per rassicurarli, in particolare i più giovani. «Dobbiamo andare avanti per noi e per la città». Era lo stesso messaggio di Ferlaino, il presidente, e di Juliano, il direttore generale. E di quei dirigenti, da Brancaccio a Resi, che vivevano quotidianamente a contatto con la squadra.
Krol, l’unico straniero (le frontiere erano state riaperte in estate), e i suoi compagni tirarono fuori il cuore. E cominciò la scalata verso l’alta classifica mentre la città provava a mettere da parte le sue paure anche incoraggiata da quei ragazzi con le maglie azzurre che andavano sui campi del Nord giocando per chi non aveva più una casa o aveva subito un lutto. In quegli stadi urlavano dagli spalti “colerosi terremotati” e loro, i ragazzi del Napoli, attaccavano con più forza e più cattiveria. Si strinse così il patto tra la città e la squadra. Fu rinviata una sola partita al San Paolo, il 30 novembre. Ma poi il Napoli giocò sempre, iniziando a far sognare la sua gente, che mai pensò di abbandonare Fuorigrotta: la media in quel campionato fu di 57mila spettatori a partita. Era un rito, la gare alle ore 14.30, che aveva restituito la speranza alla città ferita. E c’era una spinta che Marchesi e i giocatori avvertivano. Quattordici risultati utili di fila, il 12 aprile dell’81 la vittoria contro il Torino che portò gli azzurri al vertice della classifica. Due settimane dopo, il San Paolo pieno per l’arrivo del Perugia. Napoli si mobilitò, sugli spalti issarono lo striscione “Comunque vada grazie lo stesso”. Si disse dopo – il Perugia vinse per 1-0 grazie all’autorete del difensore Ferrario e addio sogni di gloria per il Napoli – che quel messaggio aveva portato male. Sciocchezze. Erano le parole di Napoli che aveva ritrovato la forza per ricominciare dopo il dramma. Grazie anche agli azzurri.
Quei mesi rafforzarono il rapporto tra Napoli e il signore della panchina, che al suo ritorno nell’83 salvò la squadra e allenò per primo Maradona. Diego aveva firmato il contratto senza sapere che il Napoli aveva sofferto e rischiato la retrocessione in serie B. «Lo scoprii quando arrivai qui», raccontò. Marchesi allenò il Pibe e lanciò un 18enne difensore destinato a fare la storia del Napoli: Ciro Ferrara.”
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