Il calcio investito di idiozie
Siamo costantemente investiti dalle idiozie social (e non solo, purtroppo): apettando perciò Guardiola, Klopp oppure – visto che ci siamo – gli scomparsi e fin troppo rimpianti Rinus Michels, Brian Clough, Enzo Bearzot e Guy Thys sulla panchina della Nazionale meno considerata del mondo dai club, due parole post-pasquali sul campionato a sette giornate dalla fine.
Un momento: sempre a proposito di cretinate lette, ascoltate e urlate, sarebbe interessante che qualcuno spiegasse alla gente quali sono le credenziali, le competenze specifiche che dovrebbero consentire a un ex calciatore di fare il presidente della federazione. Non vi bastano nel ruolo di commentatori televisivi o influencer da setta protosatanica? Gli ex calciatori sono nati per giocare e la politica sportiva non è un gioco per dilettanti. Solo nelle altre discipline si segnala qualche esempio virtuoso, ma il fùtbol è il fùtbol.
Vabbeh. Lo scudetto è virtualmente assegnato: non posso credere che l’Inter si faccia recuperare 7 punti dal Napoli. È rientrato Lautaro e la squadra ha subito cambiato registro e tono, alla faccia di chi considera l’argentino un giocatore incompiuto. Tre card Champions sono state consegnate: oltre all’Inter, anche Milan e Napoli sembrano inavvicinabili. Il pari del Como a Udine e la sfida di domenica prossima tra Fabregas e Chivu hanno verosimilmente riaperto la corsa al quarto posto alla quale può partecipare anche l’Atalanta.
Il giorno di Pasqua si è notata una volta di più la distanza tra Inter e Roma sul piano della qualità e della completezza dell’organico. La Roma dei Friedkin continua a commettere gli errori del primo giorno, non avendo ancora chiari l’indirizzo e i valori del calcio nel quale opera: assumere campioni della panchina quali Mourinho e Gasperini senza dotarli di una struttura tecnica di livello produce solo gli effetti indesiderati. In estate la proprietà si ritroverà nella condizione di dover rifare la squadra partendo da pochissime certezze e risorse limitate dal FPF.
Non è il caso di cambiare strategia?
Il Como ha un senso, è indiscutibile, così come l’Atalanta che ha messo a frutto le esperienze degli ultimi nove anni: Luca Percassi sa fare calcio. A modo suo, ma lo sa fare bene.
La Juve è ancora alla ricerca di una superiorità tecnica che rispetti la sua storia,
lo status: deve salire in fretta di livello e Spalletti può aiutarla nella crescita. Le servono giocatori da Juve, la dimensione deve tornare a essere europea, non solo nazionale.
Fonte: Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni
