Albertini parla alla Gazzetta di McTominay:”È tra i più forti in Europa, complimenti a chi lo ha portato in Italia”

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Ci sono date che tornano, come vecchie canzoni che conosci a memoria. Per Demetrio Albertini il 15 gennaio è una di quelle: una cifra ricorrente, quasi un segno, dentro una vita che di calcio e di significati ne ha contenuti parecchi.

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Il 15 gennaio 1989 debutta in Serie A, Milan-Como, maglia rossonera addosso e un futuro ancora tutto da scrivere. Sembra ieri, anche se i campi, le facce e il mondo erano diversi. Trentasei, anzi trentasette anni dopo, lo stesso giorno lo ritrova a Pavia, non più con gli scarpini ma con una torcia in mano, protagonista della staffetta olimpica di Milano-Cortina. Un altro tipo di corsa, un altro ritmo, ma la stessa emozione che sale. Demetrio Albertini resta così: un uomo e un calciatore d’altri tempi, di quelli che non hanno bisogno di urlare per lasciare il segno. È il bagliore di un’epoca che continua a illuminare, come i romanzi belli, quelli che non ti stanchi mai di rileggere e che, senza farsi notare troppo, ti restano addosso per sempre

 

Parlando di figure dominanti c’è  quella di Scott McTominay.

“Che mi ha stupito per le sue qualità altissime, per quella universalità che ha saputo imporre in un anno e mezzo. Gli abbiamo visto fare di tutto, la mezzala e l’esterno, l’attaccante – persino quello – e poi il mediano e il play. Quanti ce ne sono in giro come lui? Che sia stato il centrocampista più forte in Italia non lo dico solo io ma l’hanno detto i suoi colleghi, che al Gran Galà del calcio l’hanno eletto Mvp. I voti arrivano da quelli come lui e valgono di più”.

Valore aggiunto: i gol. Che se non sono belli quasi non li fa.

“Ne segna tanti. E sono decisivi in genere. Che è un’altra bella differenza rispetto alla normalità. Detto di ciò che sta dimostrando qua, anche dopo aver vinto lo scudetto e la Supercoppa, non so se sia pure il più forte d’Europa, sicuramente è tra i migliori, e a me sembra persino un dettaglio, ma poi si può anche aggiungere: complimenti a chi ha avuto l’idea di portarlo a Napoli”

L’Albertini di oggi che osserva il calcio di ieri e di oggi.Non fa l’errore di restare inchiodato alla malinconia o al passato. È cambiata tanto la società, non può fare eccezione il calcio. Bisogna contestualizzare. E questo mondo, il nostro, adesso ha bisogno di essere maggiormente attrattivo. È un aspetto che imparai in Spagna, cultura assai prossima alla nostra, un orientamento che arriva dal Real e dal Barcellona soprattutto. Poter avere un gruppo di giovani che appartiene al proprio Paese deve essere un fattore. E un altro è il desiderio di fare un gol più degli altri. È la natura del gioco”.

È un principio ideologico.È andata crescendo la concorrenza, c’è un mercato aperto, ma dobbiamo dare un senso alla identità e dare un’occhiata alla italianità. Detto ciò, quando acquistiamo, mi piacerebbe che arrivassero calciatori che nell’uno contro uno ci seducano”.

O semmai, figure dominanti come quella di Scott McTominay. Che mi ha stupito per le sue qualità altissime, per quella universalità che ha saputo imporre in un anno e mezzo. Gli abbiamo visto fare di tutto, la mezzala e l’esterno, l’attaccante – persino quello – e poi il mediano e il play. Quanti ce ne sono in giro come lui? Che sia stato il centrocampista più forte in Italia non lo dico solo io ma l’hanno detto i suoi colleghi, che al Gran Galà del calcio l’hanno eletto Mvp. I voti arrivano da quelli come lui e valgono di più”.

Valore aggiunto: i gol. Che se non sono belli quasi non li fa.Ne segna tanti. E sono decisivi in genere. Che è un’altra bella differenza rispetto alla normalità. Detto di ciò che sta dimostrando qua, anche dopo aver vinto lo scudetto e la Supercoppa, non so se sia pure il più forte d’Europa, sicuramente è tra i migliori, e a me sembra persino un dettaglio, ma poi si può anche aggiungere: complimenti a chi ha avuto l’idea di portarlo a Napoli”.

C’è del buono in questo Paese? Intanto spero che Gattuso ci porti al Mondiale. Ha le capacità per riuscirci costruendo un gruppo, perché l’evoluzione non passa solo attraverso la tattica. Non siamo male, la qualità esiste ma ci manca la quantità. Io sto vivendo di speranze, prima di dire chi possa diventare campione del mondo. La fiducia d’altro canto è gratis”.

Ha una serie di bonus: indichi qualche ragazzo. Pio Esposito è tutto da gustare con i suoi 20 anni e guai sorprendersi. Bisogna avere coraggio nel lanciare i ragazzi. Come ne ha Fabregas, che ha detto: vorrei più italiani ma non li trovo. Il suo Como è bello. E poi, facile: Nico Paz al quale è stata concesso di mostrarsi per quello che è ed ha solo 21 anni anche se ormai si è impadronito della scena, e poi Bernabé del Parma”.

Cosa vede Albertini in lontananza? “L’Inter è la più forte, si può dire. Ma non sempre chi è più forte poi vince lo scudetto. Il traguardo è distante, devono ancora giocare tutti contro tutti, ci sono Milan, Napoli, Juventus e Roma, ognuna con la proprie qualità. Non mi stupisco di nessuna di queste: il Milan con Allegri ha Modric, il direttore d’orchestra che nessuno possiede; il Napoli ha Conte, vincente pure lui, con pregi e difetti, ma esigente al punto da far lievitare il club; che la Juve con Spalletti sia lì non mi sorprende, proprio perché ha Spalletti; e la Roma del Gasp ha un riferimento alto”.

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