Calcio in Giappone, Gasperini al Napoli e il duello milanese

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A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Manuel Belleri, direttore tecnico dell’Accademia Milan a Tokyo ed ex calciatore, tra le altre, di Atalanta e Bologna. Di seguito, un estratto dell’intervista.
Il calcio sta crescendo in un Paese come il Giappone?
“Hanno provato a portare alcuni giocatori, come Torres ed Iniesta. Si cerca di cerare appeal, anche se il livello è ancora basso rispetto a quello europeo. Attraverso giocatori che possono portare attenzione, si cerca di innalzare il livello delle gare. In Giappone hanno la tendenza di valorizzare quel che hanno in casa. Attraverso le scuole, le università hanno delle squadre con le quali valorizzare i propri talenti. Per quanto riguarda la J-League, invece, il mercato è aperto come in tutti gli altri campionati”
Gasperini potrebbe davvero allenare il Napoli?
“Per quello che sta facendo vedere all’Atalanta, è un tecnico di grandissimo livello. È riuscito ad aprire tanti cicli. La società lo ha appoggiato in tutto e sta avendo dei grandissimi risultati. Se fossi stato presidente dell’Atalanta avrei fatto la stessa cosa. È un allenatore che mi piace tantissimo, capace di valorizzare i propri calciatori. Gasperini richiede carta bianca e questo potrebbe costituire un problema in alcuni club. Ciononostante, mi piacerebbe vedere il gasp a Napoli, sarebbe la valorizzazione del patrimonio della squadra azzurra”
La convivenza con De Laurentiis sarebbe difficile…
“È vero. Tuttavia, ho avuto Spalletti come allenatore, ed è un tecnico che vuole avere in pungo la situazione. Eppure, Luciano è rimasto due anni a Napoli, riuscendo a vincere uno scudetto E’ importante anche riuscire a convivere, così come avvenuto tra De Laurentiis e Spalletti. Dunque, perché no anche con Gasperini?”
Cosa salverebbe di questa stagione per il Napoli?
“Sono dei cicli che nascono e finiscono. Quando è andato via Luciano è finito un ciclo, con l’arrivo di Garcia si pensava ad un progetto diverso. Il tecnico ha avuto delle difficoltà, si è cercato di sistemare qualcosa con Mazzarri ma anche lui a riscontrato delle problematiche. Quello che c’è da salvare è che nelle esperienze negative c’è sempre da imparare. Pensavo che il Napoli potesse aprire un ciclo vincente per tre o quattro anni ma, a volte, basta davvero poco per perdere il vantaggio. La bontà di una gestione, però, passa anche da questi errori”
Cosa è mancato al Milan per giocarsi la seconda stella con i nerazzurri?
“L’Inter sta facendo lo stesso campionato che ha fatto il Napoli la passata stagione. Più dei demeriti dei rossoneri, dunque, andrebbero sottolineati i meriti dell’Inter. Sicuramente può esserci stato qualche alto e basso di troppo per la squadra di Pioli, con un gioco che rischiava di essere prevedibile. Ciononostante, chi sta facendo un campionato straordinario è l’Inter”
Qual è il segreto del Bologna?
“Credo che Thiago Motta sia colui che ha cementato il tutto. Quando è arrivato ero il primo in attesa di vedere. Si erano fatti altri nomi e speravo che arrivassero tecnici maggiormente in vista. Tuttavia, ad oggi il Bologna è la squadra che gioca meglio tra quelle che sono lì a lottare per la Champions. I felsinei stanno meritando il quarto posto ed è frutto del lavoro di una società solida e del tecnico”
Si parla di Accardi in ottica Napoli. Quanto è difficile il salto al di fuori dell’oasi felice che è Empoli?
“All’Empoli c’è una rete di scout che fa la differenza. Le scelte del direttore sportivo sono importanti, ma la scrematura viene fatta dagli addetti ai lavori. Dunque, quella del diesse è una scelta importante, ma deve poter essere supportato da quelli che sono i suoi uomini di lavoro. Spesso, non sempre un direttore sportivo riesce a portarli con sé. Ciò detto, Accardi è un ottimo dirigente e credo possa far bene in azzurro”
Come giudica la decisione di Sarri di dimettersi, rinunciando a circa cinque milioni di euro?
“Vedendo Sarri da fuori, mi sembra un allenatore da cui puoi aspettarti questa scelta. Non credo abbia voluto congedarsi dalle sue responsabilità, ma penso abbia riconosciuto di non poter più trarre il massimo dalla squadra. Baldini era così, così come De Zerbi. Sono allenatori che non guardano ai soldi”.

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