Doppio ex Castellini: “Alex è bravo e giovane, si fidi di come gestisce il tutto Spalletti”

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Due scudetti. Uno in campo, l’altro in panchina. Il «giaguaro» Luciano Castellini è stato portiere di Napoli e Torino tra il 70 e l’85 tra ricordi, grandi successi e quel passaggio dall’altro lato della barriera, anzi della porta: preparatore dei portieri nell’anno del primo scudetto azzurro.
Ma se le diciamo Torino?
«Mi dite tutto».
Perché?
«È a Torino che ho capito che avrei potuto fare questo mestiere. Poi c’è stato il resto: lo Scudetto, il matrimonio, la nascita di mio figlio. Ma il Torino rappresenta tutto per me. Mi sento ancora apprezzato da quella città, da quella tifoseria e da quella gente, esattamente come a Napoli».
Davvero?
«Beh, Napoli è un paradiso per un giocatore. Ma devi accettare la napoletanità e apprezzare la sua gente. Io sono uno di quelli che lo ha fatto e infatti ho ancora tanti amici a Napoli dove vengo spesso con piacere».
Lei c’era anche a Castel del Piano nel 1984, il primo ritiro di Maradona…
«Ricordo ancora l’emozione e il piacere di conoscerlo. Ma non è tutto, perché Diego non era solo il calciatore, era l’uomo. È venuto anche a casa mia sul lago e mia moglie si sente ancora con la sua ex moglie. Ma per me Napoli non è solo l’era Maradona…».
Ovvero? 
«Ho vissuto le difficoltà iniziali, ma anche il Napoli di Krol e quello di Bertoni».
Poi è diventato preparatore dei portieri…
«Avevo 40 anni e avevo capito che la mia carriera da giocatore era finita. Scelsi comunque di restare a Napoli perché è una città che mi ha adottato in maniera naturale e calorosa».
Mentre lo scudetto col Torino nella stagione 1975-76?
«È una cosa che non si può descrivere. Se vinci uno Scudetto a Torino, poi tutto il resto non conta più. Ti resta sulla pelle. Al Filadelfia c’è la formazione della Coppa Italia vinta nel 71 e quella dello Scudetto, ogni volta che la rileggo mi vengono ancora le lacrime».
Quella di domenica però sarà una partita diversa rispetto ai suoi anni...
«Certo, il Napoli sta andando benissimo ed è meritatamente primo in classifica. Spero solo che la piazza sappia gestire anche gli eventuali momenti di difficoltà».
E invece come sta gestendo Spalletti i due portieri?
«Sta facendo le sue scelte e conoscendo bene Spalletti penso che stia facendo del suo meglio. Capisco la voglia di Meret che è un giovane e vorrebbe giocarle tutte, ma deve fidarsi della gestione di Spalletti».
A proposito di portieri giovani: cosa ha pensato dei fischi a Donnarumma a San Siro?
«Mi sono molto dispiaciuto per lui. È un giocatore che ha fatto una scelta e come tale va rispettata. Nel calcio di oggi funziona così: quando non servi più ti dicono arrivederci senza pensarci, mentre lui ora era martello e doveva battere».

B. Majorano (Il Mattino)

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