A MENTE FREDDA (RUBRICA)- Tutte le curiosità su Napoli-Hellas Verona

Approfondimento su Napoli-Hellas Verona

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Napoli-Hellas Verona: termina nel modo più amaro possibile per i partenopei questa stagione. Il verdetto è stato amarissimo.

Col pareggio 1-1 nella sfida Napoli-Hellas Verona i partenopei vengono scavalcati dalla Juventus e nella prossima stagione giocheranno in Europa League. Ecco i principali spunti del match:

  • Il braccino del tennista: questa squadra non era destinata a volare perchè si è più volte tarpata le ali da sola nel corso della stagione. Mediocrità sotto il punto di vista mentale e troppa paura  da parte di calciatori e allenatore a vanificare la qualità di una rosa che era certamente da Champions. Nessuna recriminazione, tutti a casa da sconfitti senza alcun alibi, alibi che resta sempre il miglior alleato dei perdenti.

 

  • La fotocopiatrice: prendiamo le due reti pesanti subite dal Napoli contro Cagliari e Verona, in entrambe c’è un lancio lungo sul quale Hysaj si lascia sorprendere in velocità e nessuno viene a coprirlo. Falle alle quali il tecnico partenopeo non è mai riuscito a trovare una toppa. Non certo l’albanese da criminalizzare, ma un’organizzazione tattica che manca quando un avversario inizia a giocare e spingere sulle corsie.

 

  • Gli ometti: ritorno sul tema dicendo che questi ragazzi hanno anche delle qualità tecniche molto valide ma nei momenti decisivi sono venuti meno tutti. Non farò i nomi, perchè ora tutti colpevolizzeranno solo Insigne (pessima la sua partita), ma gli altri dove erano? I giocatori rappresentativi della squadra e della città avevano una paura “fottuta” persino di fare una semplice giocata, provando a scaricare il pallone al compagno. A venticinque, trenta o trentaquattro anni forse è il caso di crescere e oltre a essere calciatori profumatamente pagati diventare uomini.

 

  • Il commiato: ho difeso Gattuso sino alla storica sconfitta casalinga con lo Spezia dello scorso 6 gennaio, da quel momento per tre-quattro partite ne ho chiesto l’esonero perchè non mi piacevano le sue parole banali ad ogni intervista. A un certo punto però ho capito che era giusto finire la stagione con lui salutandosi a fine campionato e non ho cambiato direzione neanche con tutti quei risultati positivi consecutivi. Questo tecnico forse crescerà, ma ha ancora troppi limiti sia caratteriali che tecnici, ad esempio andrebbe spiegato ai più piccoli il cambio Bakayoko-Petagna e il 4-1-5 quasi a ricordare il mitico Oronzo Canà. La partita andava letta almeno dopo 45′, capendo che serviva un centrocampista dinamico come Demme che potesse accompagnare Ruiz nel fraseggio per aprire i varchi. Infine tirare fuori Zielinski per mettere dentro il Mertens spettatore non pagante delle ultime 4-5 partite è un “orrore“. Insomma un arrivederci che lascia personalmente pochi rimpianti. E ora avanti con una soluzione reale di un tecnico preparato tatticamente.

Articolo a cura di Marco Lepore

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