“Nel nome di Carlo…auguri, mister!” – di Gabriella Calabrese

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Nell’accenno d’estate che avrebbe portato Don Rafè (al secolo Rafa Benitez) a sedersi sulla panchina del Napoli, si discuteva. “Io vorrei un tecnico che, analizzata la rosa a sua disposizione, mettesse semplicemente gli uomini al posto giusto, in modo da ricavare il meglio da ognuno di loro. Uno che, insomma, senza troppe complicazioni, adeguasse il gioco agli elementi che ha e, magari, se dovesse servire, agli avversari, a seconda della partita” – mi sentii dire. “Hai detto niente” – rispose l’amica/collega che di calcio mastica tanto e bene – “e tu vuoi Ancelotti! Magari!” Sì, era vero. Volevo Ancelotti e neanche lo sapevo. Forse perchè mi sembrava un po’ troppo. Anche per un sogno. Volevo la calma, la pacatezza, quell’ incedere quasi traballante, figlio di ginocchia da calciatore che hanno fatto e fanno i capricci. Volevo Ancelotti che alza in maniera incredibile quel sopracciglio, che comunica con classe senza tralasciare l’ironia, che sa che in fondo, non sta lavorando ad un tavolo operatorio, ma allo scacchiere di un campo di calcio. A Dimaro c’ero. Non potevo non esserci. La curiosità era troppa. Lui sapeva di essere “l’osservato speciale” e ne sembrava pure divertito. Anche quando dall’ alto gli si chiedeva di “aggirarsi” tra le bancarelle all’esterno del campo sportivo. L’ho guardato, seguito, osservato. L’ho visto appartarsi. L’ho visto, con quel berretto calcato sul capo, “isolarsi” per qualche minuto dal “gioco” e pensare. L’ho visto girare su se stesso, con quelle gambe con i marchi indelebili da ex calciatore, dirigersi verso l’uomo di turno e parlargli. Ho realizzato che erano quelli i momenti fecondi, quelli in cui creava, costruiva e non distruggeva. Sorridendo. Da quel momento ho capito che il Napoli era nelle mani di Ancelotti e che lui avrebbe agito nel suo nome, quello di Carlo. Un nome che oggi si festeggia. Forse lui, emiliano, non ne ha l’abitudine, ma noi, nella terra di Partenope a certe cose ci teniamo. Noi passiamo per quelli che festeggiano sempre, figurarsi se non festeggiamo lui. Re Carlo, Carlo Magno, Carletto, il leader calmo. Leader calmo, sì. Perchè la calma è la virtù dei forti. Quelli forti davvero. Buon onomastico, mister!

a cura di Gabriella Calabrese

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