Calcio in Pillole: rubrica di U. Garofalo – Conte: giusto o sbagliato?

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Buffon, Sirigu, Marchetti, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Ogbonna, Darmian, De Sciglio, De Rossi, Thiago Motta, Parolo, Florenzi, Giaccherini, Bernardeschi, Candreva, El Shaarawy, Sturaro, Eder, Immobile, Zaza, Insigne, Pellè. Con non poche polemiche, la lista dei convocati per Euro 2016 è stata ufficializzata: Antonio Conte ha sciolto le proprie riserve ed è pronto a partire alla volta della Francia al fianco dei 23 azzurri prescelti. Alcune decisioni, inevitabilmente, hanno suscitato indignazione tra media e tifosi, che considerano quella attuale una delle Nazionali più mediocri degli ultimi decenni. Poteva il futuro allenatore del Chelsea aumentare, almeno sulla carta, le chances di vittoria finale? Critiche a parte, bisogna sottolineare come il materiale umano a disposizione del ct, specie con gli infortuni di Marchisio e Verratti, sia decisamente ridotto al lumicino: il Bel Paese, dopo aver ammirato le gesta dei vari Totti, Del Piero, Pirlo, Inzaghi, Vieri, non ha sicuramente ottenuto il ricambio generazionale sperato. Ciononostante, le valutazioni dell’ex coach della Juventus sembrano almeno in parte discutibili. La scelta di puntare sull’anonimo Ogbonna ed un De Sciglio decisamente sottotono, stridono con la possibilità di convocare Rugani, naturale sostituto del blocco difensivo bianconero, ed altri stopper che hanno offerto rendimenti elevatissimi (Tonelli ed Acerbi su tutti). A centrocampo, allo straordinario Jorginho ammirato nello scacchiere tattico di Sarri, è stata preferita l’esperienza di Thiago Motta: una scelta quantomeno azzardata e tutt’altro che meritocratica. Le nomination di Sturaro e Bernardeschi, poi, quando a disposizione ci sono calciatori dal maggior minutaggio e rendimento come Bonaventura, Soriano e Missiroli, sono francamente incomprensibili. Il 3-5-2, imperniato sulla solidità del blocco arretrato pluricampione d’Italia, non può fare affidamento su mezz’ali adattate come Giaccherini e Florenzi, duttili ma in alcuni frangenti spaesati. Per tale modulo, inoltre, la Nazionale non dispone di seconde punte d’alto livello: la decisione di convocare Eder, nonostante un 2016 da desaparecidos, è in tal senso piuttosto emblematica. Pur comprendendo le difficoltà di Conte, alcune valutazioni rimangono oscure e misteriose: se è possibile convocare Zaza e Sturaro (958′ e 1754′ in stagione rispettivamente, pari a 10.6 e 19.5 partite intere), perchè Gabbiadini, attaccante italiano più forte e completo a disposizione del ct, non può essere preso in considerazione (982′ in stagione, 10.9 partite da 90 minuti)? Nemmeno Pavoletti, nonostante un’annata da trascinatore, è riuscito a scalzare attaccanti apparsi fuori forma come Immobile ed Eder. Una cosa è certa: la Nazionale, ogni giorno di più, sembra essere uno specchio fedele della nostra penisola, un universo dove la meritocrazia lascia posto a chissà quali altri criteri.

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Calcio in Pillole, rubrica a cura di Umberto Garofalo

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