Amarcord – Rubrica di Stefano Iaconis: “1029, linea uno”

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Il tram sferraglia lungo le traversine. Odore di legno e resina. E di metallo brunito dal sole. Aniello lo vede da lontano, standosene appostato all’angolo della Villa Comunale, sulle scale che portano ai giardini. Da Santa Lucia, lungo la grotta che collega la Marina alla Riviera, fatta tutta di corsa, a piedi, fin lì, in attesa. Per poter incrociare il tram e salirci dietro. Clandestinamente. Evitando di pagare il biglietto. Sperando non salga il controllo. Aniello lo fa spesso, non ha mai i soldi per permettersi il viaggio, specie quando deve andare in estate a Bagnoli, per fare il bagno al lido Fortuna. Ed incontrare Margherita, dai capelli neri neri e gli occhi verdi come il riflesso del mare a luglio. Oggi è un giorno speciale, ed Aniello si è svegliato presto. Il profumo del Natale gli è arrivato distintamente dalle finestre che sua madre ha spalancato, mescolato a quello che la brezza gli ha portato dal mare vicino. Profumi di pizza fritta, di castagne. Gli odori inconfondibili della città, con il Natale alle porte, che pizzicano le narici, creano vortici di emozioni, materializzano immagini. Aniello ha percorso Santa Lucia al suono delle zampogne. Oggi è un giorno speciale. Per molti. Per lui di più. Si inaugura lo Stadio del Sole, a Fuorigrotta. Dicono sia gigantesco, maestoso, un catino impressionante che sorge in mezzo al niente. Dicono possa contenere fino ad ottantamila persone. Come un moderno Colosseo, quello che sta a Roma, che sua madre gli racconta di aver visto in viaggio di nozze. Dicono che il sole sfavilli su quel gigante creando un cono di luce che sale verso il cielo. Quando è al tramonto quel cono diventa arancio e colora perfino le nuvole. Aniello è tifosissimo del Napoli. Quando può sale alla collina del Vomero, e va al Collana. Lo stadio che adesso sta per cedere il posto al nuovo tempio. Vorrebbe poter andare facendo la fila come vede fare agli altri ragazzi, mano nella mano con i papà, ma suo padre odia il calcio. Frequenta la palestra di boxe di corso Meridionale. E’ appassionato. E quando non ci va sta a casa a bere. Ma Aniello delira per il football, per il Napoli. Al Vomero ci saliva all’alba e si arrampicava sui tubolari. Sgattaiolando dentro di nascosto. Nascondendosi ai controlli, rapido come un gatto. Il 1029, il tram che fa la tratta Poggioreale-Bagnoli, sulla linea numero uno, con il muso conico puntato in avanti, fila diritto alla fermata. Aniello se ne sta dietro il muretto, sulle scale, seduto, e si guarda l’alluce che sporge dalla scarpa sdrucita, e dal calzettone di lana grezza. Sa che dovrà essere veloce, per non essere notato dal conducente, che sta azionando la cloche del freno e, nello stridere delle ruote in ferro, arresta il tram. Aniello è lesto, un movimento rapido ed è dietro il tram. Appena le porte si richiudono, fragorosamente, salta su, avvolgendosi intorno alla sporgenza in ferro. E via, lungo le traversine, investito dall’odore del legno. E dei binari, scintillanti sotto le ruote. Sotto gli occhi, sulla sinistra, corre rapido il panorama offerto dalla villa comunale, un lungo viale alberato dove i rami ondeggiano in un fruscio di foglie e vento. Il tram accelera, velocissimo, ed Aniello si tiene forte, facendo presa anche con le gambe. Una fermata, e lui si rannicchia di più. Poi il tram riparte, facendo un rumore infernale che si confonde con quello del traffico di Piazza Sannazzaro. Quella che immette sul tunnel che sfocia verso Fuorigrotta. Di fronte Aniello vede il mare, quieto e placido, ed il profilo del Vesuvio. Circondato da un anello di nuvole bianche bianche. Auto percorrono la piazza, strombazzando, bandiere azzurre esposte ai finestrini, tutte che si dirigono verso lo stadio. Il tram entra nella galleria, Aniello sporge appena la testa verso il vetro posteriore del mezzo. Un ragazzino lo guarda, il bavero del cappotto caldo sollevato, le mani inguantate poggiate al vetro, lo sguardo su Aniello. Ha una minuscola bandiera tra le mani. Un uomo, vicino a lui, guarda, di sotto, Aniello sorride, il ciuffo che gli ricade sugli occhi, il ragazzino lo guarda affascinato. L’ uomo, forse il padre, lo spinge via. Il tram affanna sul piccolo pendio che riporta il tram fuori, verso la luce. E poi Aniello si ritrova dentro un tripudio azzurro di colori. Cinquanta, forse cento auto, che si dirigono verso lo stadio. Gente che corre a piedi, ragazzini dovunque. Il frastuono è fortissimo, ma allegro. Sembra una festa. Urla dovunque, chi gesticola, trascinando qualcuno e facendo segno ad un altro di affrettarsi. Aniello salta giù quando il tram rallenta, il rumore del cambio, inconfondibile, che annuncia la prossima fermata, costeggiando la parallela di Viale Augusto. L’alluce del piede sporge ancora più in fuori, quando accelera schizzando via. Dietro quel fiume umano che percorre un’ unica direzione. E poi lo vede. Aniello ne scorge prima uno spicchio, da una curva, nascosto agli occhi da un palazzo, e poi, via via, gli appare lo stadio. Improvvisamente se lo trova dinanzi. Il fiato gli si condensa in un ansito di gioia e timore reverenziale. Guarda verso l’alto la gente che su arrampica sugli spalti, percorrendo le scale a spirale. Gli ingressi aperti nei quali si riversano migliaia di persone accalcandosi l’una sull’altra. Le file disordinate, come lunghi serpenti le cui spire si snodano fin nel ventre dello stadio. Aniello si ferma, immobile. Il cuore che batte come un tamburo. Cerca con lo sguardo uno scalino, lo trova, e si siede lì, in attesa. Guardandosi intorno, l’ emozione che lo inonda. Si accorge delle lacrime che gli pungono gli occhi. Mentre il tempo scorre lento, e lui se ne sta lì, pensando come sarebbe meraviglioso poterci entrare. E’ ancora seduto, quando il boato annuncia l’ inizio della partita. Solleva gli occhi nel sole, bevendo quel rumore. Resta immobile, su quel gradino, pazienza se tarderà a casa. Pazienza.

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Stefano Iaconis

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