A Radio Napoli Centrale, nel corso di Un Calcio alla Radio è intervenuto il dirigente del Lumezzane Leonardo Mantovani. Di seguito un estratto del suo intervento.
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“Con il Brescia dovevamo farci venire delle idee. Hamsik faceva parte della Under 17 slovacca, per anticipare la concorrenza andammo in Slovacchia. Andò Micheli che portò indietro due giocatori, uno dei quali era proprio Marek. La Slovacchia non era ancora parte dell’Unione Europea. Questo per dirvi che bisognava farsi venire delle idee. Ho avuto sempre grandi personaggi da cui imparare. Questo è avvenuto anche nel modo di fare calcio. Eravamo un piccolo club, ma i grandi club avevano un modus operandi. Resto affascinato da come il Belgio e la Svizzera e – per certi versi gli Stati Uniti – allenano i calciatori, perché le nazioni così piccole sfornavano e sfornano tanti campioni e andare nelle competizioni internazionali. Mi domandavo come facevano. E andai a vedere il centro federale in Svizzera. Al Brescia fummo i primi a creare sinergie tra club satelliti, perché con gli amici dell’Entella creammo in Belgio un primo club satellite con il quale dovevamo portare avanti una collaborazione tecnica. Proprio perché mi domandavo come il Belgio costruiva giocatori forti. In quel club satellite si allenavano anche i Red Devils, cioè la Nazionale, mi parlavano proprio dei fratelli Lukaku all’epoca. Andai a prendere un calciatore con passaporto italiano, come Jorginho che l’ho portato a 17 anni a Brescia per un provino, veniva da una scuola calcio in Brasile creata e gestita da italiani, in un’area con tanti passaporti italiani. All’estero c’è un modus operandi che crea giocatori ad anni di distanza. Ci sono altri sistemi che ti portano a prendere giocatori giovani italiani all’estero, non come Retegui che era già grande. Nel 2018 io ho affrontato questo progetto per andare a prendere giocatori all’estero. I nostri centri federali vengono sfruttati in modo completamente differente rispetto ai centri svizzeri e francesi. Ad esempio, a Clairefontaine producono più calciatori che le squadre riescono ad assorbire. Per mia esperienza personale, nel 2006 andai in Germania dove andò la Nazionale a svolgere il ritiro del Mondiale, venne fatto un torneo delle regioni, delle Bundes. Lì si giocava su 10 campi in contemporanea e c’era Horst Hrubesch che si segnava i nomi di tutti i ragazzini. Bisognerebbe approfondire e migliorare quei legami che ci dovrebbero essere tra mondo federale e il calcio dei dilettanti. Io ho fatto tanti anni a Napoli, la Campania è una miniera d’oro. Guardate i fratelli Esposito, costretti ad andare a Brescia. Anche a Roma, ci sono tanti ragazzi che meriterebbero di essere formati in un contesto che possa esaltare le loro potenzialità”