Maradona contro il Napoli: 40 anni fa l’amichevole che rese per un attimo Diego avversario

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Dalle pagine del quotidiano Il Mattino

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Maradona contro il Napoli. Sembra impossibile, per il legame tra Diego e l’azzurro, ma è accaduto. Quarant’anni fa, 29 marzo 1986, Sabato Santo. Un pomeriggio non come altri allo stadio San Paolo davanti a 37.119 spettatori paganti. Di fronte il Napoli e l’Argentina. Il Napoli senza Maradona e l’Argentina con Maradona, penultima amichevole in Europa per la Seleccion di Carlos Bilardo reduce dalla sconfitta contro la Francia di Michel Platini. Due argentini, comunque, c’erano nella squadra allenata da Ottavio Bianchi: accanto a Daniel Bertoni ecco Beto Barbas, il centrocampista del Lecce che indossò la 10 di Maradona sperando che sprigionasse l’energia necessaria per convincere il ct a inserirlo nella lista per il Mondiale in Messico.

Arbitro Piero D’Elia, fischietto internazionale di Salerno. Finì 2-1: la Seleccion dopo dieci minuti avanti con i gol di Pasculli, altro argentino del Lecce, su assist di Diego e di Garré. Per il Napoli, rete di Pecci. Applausi per l’avversario Maradona e i suoi compagni, oltre che per gli azzurri. Fischi per Bianchi al 9′ della ripresa, quando richiamò in panchina Bertoni («Fuori l’argentino migliore!», titolò Il Mattino sulla cronaca firmata da Giuseppe Pacileo) e lo sostituì con Penzo. Il pubblico equivocò l’applauso di Daniel, campione del mondo nel ’78 che sperava di essere convocato in extremis da Bilardo. Nello spogliatoio del San Paolo vi fu una mancata comunicazione tra Bertoni e Maradona. Mentre il primo spiegava che la sostituzione era concordata per un infortunio alla caviglia, Diego attaccò Bianchi («Ha mancato di sensibilità verso Bertoni che si giocava l’ultima possibilità di andare al Mondiale»), salvo poi fare una puntualizzazione dopo aver saputo la ragione del cambio, ufficiale o diplomatica che fosse. «Mi dispiace per Daniel. Ma nel calcio un giorno ci si dimenticherà anche di Maradona», spiegò a Sergio Troise.

Era un’Argentina opaca, criticata in patria dai nostalgici di Cesar Luis Menotti detto El Flaco, lo smilzo, l’allenatore del Mondiale del ’78. Vi erano dubbi sullo spessore della Seleccion che stava allestendo il dottor Bilardo, allenatore laureato in medicina, ribattezzato El Narigon, il nasone, e perfino su Maradona che era diventato il leader della squadra, togliendo la fascia a Daniel Passarella. L’allenatore invitava ad avere pazienza e ad attendere il Mondiale. «Vedrete, in Messico sarà tutto diverso». Tre mesi esatti dopo quell’amichevole al San Paolo, con Diego marcato dai suoi amici Peppe Bruscolotti e Ciro Ferrara, i leader della difesa, e da Costanzo Celestini, il centrocampista di Capri, l’Argentina vinse il Mondiale battendo in finale la Germania. E, in quel giorno di festa all’Azteca, Maradona fece una promessa a Napoli: «Dopo il Mondiale voglio vincere lo scudetto». L’avrebbe mantenuta il 10 maggio dell’87 facendo esplodere la città, la sua città, di una felicità mai provata.

Diego – 259 partite e 115 gol in azzurro, due scudetti e la Coppa Uefa, due coppe nazionali – sarebbe tornato a Fuorigrotta, nello stadio che nel dicembre 2020 il Comune di Napoli gli avrebbe intitolato, ancora come avversario. Stavolta in una semifinale mondiale, quella del 3 luglio 1990 contro la Nazionale di Azeglio Vicini, che aveva nel mirino la finale all’Olimpico dopo aver vinto, proprio a Roma, 5 partite su 5 trascinata da Schillaci, l’eroe siciliano delle Notti magiche. Ma gli azzurri non avevano fatto i conti con l’Argentina e con il loro portiere Zenga, che con un clamoroso errore favorì il pareggio della Seleccion (firmato Caniggia), poi vittoriosa ai rigori. Vicini, la dirigenza federale e alcuni azzurri (non tutti) avrebbero chiamato in causa il tifo contrario dei napoletani. Che non tifarono per Maradona e i suoi compagni, ma li rispettarono al contrario di quanto era accaduto negli altri stadi italiani, dove erano stati insultati. D’altra parte, «chi vince festeggia e chi perde spiega», come disse Julio Velasco, un grande uomo di sport argentino che ha vinto tutto con le nazionali italiane di volley.

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