Le norme introdotte l’anno scorso stabiliscono che il costo del lavoro allargato (stipendi più ammortamenti dei cartellini) non superi il 70% dei ricavi. Il Napoli, adottando ammortamenti accelerati (80% nei primi due anni), si è trovato penalizzato pur avendo una gestione prudente, dopo investimenti per 150 milioni. La regola è stata poi corretta, ma inizialmente alcuni club si erano opposti alla modifica in corso d’opera.
Ora la FIGC riconosce le ragioni del Napoli, consentendo l’uso delle riserve di utili e liquidità per sanare squilibri. Restano possibili anche aumenti di capitale, finanziamenti soci o cessioni di crediti, purché garantiscano effettiva liquidità.
Inoltre, viene introdotto l’obbligo di presentare una situazione patrimoniale intermedia al 30 settembre (entro il 30 novembre), oltre a quella al 31 marzo, e di dimostrare la copertura di eventuali squilibri.
Fonte: Corriere Dello Sport
