Lo scorso anno è lontano, ma resta negli occhi di tutti. Nelle ultime partite della stagione, quelle capaci di portare a Napoli il quarto scudetto, lo scozzese di Conte aveva deciso le partite contro Empoli, Monza, Torino e – ovviamente – proprio Cagliari. Con quella immaginifica rovesciata rimasta nei libri di storia. Scott era stato un diesel, crescente alla distanza, strapotente sul rettilineo finale. Nelle scorse ore, in città e sui social, è diventata “virale” una frase di Diego Armando Maradona Jr, figlio del Pibe: «Dopo mio padre, McTominay è il giocatore più determinante della storia del Napoli. A Napoli noi abbiamo avuto Dio, per me McTominay è Gesù. È un giocatore fondamentale». Qualcuno aveva storto il naso: una squadra che ha avuto tanti talenti, da Sivori a Careca, da Kvaratskhelia a Higuain, deve davvero affidarsi completamente a McTominay? Le parole di Dieguito (al programma tv ”Terzo Tempo” in onda su Televomero) sono in realtà la cosa più vicina alla realtà. In totale, nella passata stagione, lo scozzese aveva portato in dote al suo Napoli ben 17 punti, incidendo praticamente in quasi tutte le gare in cui era riuscito a segnare un (o anche più di uno) gol. Una abitudine dolce, che ha conservato anche in questa stagione. Non solo a Cagliari (devono portargli bene i sardi) come venerdì passato: la prima gara a Reggio Emilia contro il Sassuolo l’ha sbloccata lui, la rete contro l’Inter al Maradona è valsa i tre punti e la doppietta a San Siro ha portato in dote un punto pesantissimo. Solo contro Verona e Genoa le sue reti non sono state decisive a tal punto da pesare punti. Ma si può accettare, in fondo.
Fonte: Il Mattino
