Diverso, invece, è il lavoro che garantisce De Bruyne alla manovra di Conte. Kevin vede corridoi dove altri trovano solo barriere. Ribalta il fronte, verticalizza, rende tutto clamorosamente semplice. Con uno o due tocchi, De Bruyne riesce ad aprire le difese più chiuse è a dare un altro spessore al palleggio del Napoli. Contro il Lecce, ha giocato di astuzia, facendosi trovare sempre libero tra le linee, pronto a puntare e a inventare dalla trequarti. E lo ha fatto perché aveva studiato dalla panchina il modo in cui poter incidere meglio. Questione di posizioni, di letture di gioco che i campioni sanno fare in automatico: avvistato il pericolo, si trova subito la soluzione per aggirarlo. E De Bruyne in questo è un maestro, un extraterrestre catapultato sulla Serie A dopo una vita in Premier. Come McTominay, che un anno fa, proprio a Cagliari, fece il suo debutto in Italia. L’emergenza è lontana, il Napoli si affida alla sua coppia d’oro. Per andare all’assalto del secondo posto e dimostrare che, anche quest’anno, con un po’ più di buona sorte, sarebbe stato da scudetto.
Fonte: Gazzetta dello Sport
