Mansouri ucciso a Rogoredo, contestato l’omicidio premeditato a Cinturrino: altri due poliziotti indagati

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(Adnkronos) – Deve rispondere di omicidio premeditato l’assistente capo del commissariato Mecenate Carmelo Cinturrino arrestato per aver sparato e ucciso Abderrahim Mansouri, il giovane pusher ammazzato lo scorso 26 gennaio in un controllo anti droga nel boschetto di Rogoredo a Milano.  

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L’aggravante emerge nella richiesta di incidente probatorio, firmato dal procuratore Marcello Viola e dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, ed è dettato dal fatto che l’agente avrebbe “minacciato in numerose occasioni” la vittima “direttamente con la frase ‘o ti arresto o ti ammazzo'”. E non solo, a due presunti consumatori di droga – che saranno sentiti per cristallizare le proprie accuse – Cinturrino si sarebbe rivolto per dir loro “Di’ a Zack che se lo becco io lo uccido”, “ricorda a Zack che lo ammazzo” o ancora “di’ a Zack che quando lo vedo lo ammazzo”. L’omicidio del 28enne è aggravato anche “dall’aver violato i doveri inerenti alla pubblica funzione”. 

Altri due poliziotti del commissariato Mecenate risultano indagati nell’inchiesta: un’agente per falso e un altro poliziotto per arresto illegale. Il numero dei poliziotti indagati (con i quattro già accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso) sale quindi a sei senza contare Cinturrino. 

E’ lungo l’elenco di episodi che coinvolge Cinturrino e gli altri poliziotti quello su cui la Procura di Milano è intenzionata a far luce. Reati che sarebbero stati commessi dalla ‘squadretta’ di agenti dall’estate 2024 fino a pochi giorni prima dell’omicidio di Mansouri. Le accuse arrivano da giovani stranieri che gravitano intorno al boschetto di Rogoredo e che raccontano di cessione di droga a Cinturrino, di piccoli spacciatori “costretti” a dare agli agenti del denaro: da 50 euro fino a 800 euro, secondo le testimonianze raccolte dalla Squadra Mobile. E c’è anche chi racconta di essersi trovato in manette per un “falso verbale d’arresto”. 

Il presunto abuso di potere si sarebbe trasformato anche in aggressioni fisiche. Nel luglio 2025, Cinturrino e due colleghi avrebbero “denudato, scaraventato a terra, colpito con un martello sullo sterno e sui fianchi e con il collo di una bottiglia di birra sul capo” un disabile che frequentava abitualmente il boschetto di Rogoredo e sarebbe stato minacciato con le parole ‘dammi la storia, qua non comandano Zack (Mansouri, ndr) e Minour'”. Secondo gli inquirenti, gli agenti “ponevano in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco ad impossessarsi della sostanza stupefacente e del denaro”, ma senza riuscirci, della vittima Abderrahim.  

In un altro caso Cinturrino con un collega, tra i nuovi indagati per più capi d’accusa, deve rispondere di sequestro di persona perché avrebbero privato un giovane arrestato della propria libertà “rinchiudendolo in una stanza, percuotendolo ripetutamente sul capo e sul volto”. Tra le accuse mosse a due poliziotti anche quelle riportate da un arrestato che sarebbe stato costretto “a rivelare i luoghi di imbosco” e così facendo “si procuravano (gli agenti, ndr) un ingiusto profitto impossessandosi di un grammo di cocaina e di 200 euro di Abderrahim Mansouri”. 

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