GP Cina-Perché Kimi Antonelli non corre con la Ferrari. Finalmente Hamilton, gara da 8
Dalla scoperta nei kart all'Academy di Maranello, fino all’ingresso nel Mercedes Junior Team a 13 anni, scelto da Toto Wolff: perché le strade con la rossa si sono separate
Dicevano “quel bambino è troppo giovane”. Ma non lo era. Toto Wolff lo sapeva già e ora che a saperlo sono anche tutti gli altri, il team principal della Mercedes si concede il lusso di un’esultanza personale: “Quando abbiamo scelto Kimi la gente diceva che non era pronto, ma lui ha dimostrato quanto vale”. Nessuno poteva saperlo meglio del team principal della Mercedes, l’uomo che ha scoperto e creduto in Andrea Kimi Antonelli, il diciannovenne bolognese che oggi ha riportato l’Italia sul gradino più alto del podio di Formula 1, fin dal primo giorno.
La loro è una storia di fiducia e attesa che parte da lontano, da quando il giovanissimo Kimi ancora correva sui kart: un giorno sulla pista di Sarno Giovanni Minardi, figlio di Giancarlo e fondatore del Minardi management per futuri talenti del motorsport, vide Antonelli al volante. “Sono cose che capisci subito – racconta – bastarono appena due giorni per comprendere di essere davanti a qualcosa di speciale”. Ma per proseguire, in un mondo competitivo e dispendioso come quello del motorsport, a Kimi serviva un’Academy. Minardi, sempre seguito dalla figura fondamentale di papà Marco Antonelli, contattò Ferrari e Mercedes per sondare il terreno. Iniziarono i colloqui e le visite in pista per osservare da vicino il ragazzo impegnato sui kart. “Mio figlio a undici anni venne convocato a Maranello – ha raccontato Marco in un’intervista rilasciata al Quotidiano Sportivo – era stato notato da Massimo Rivola, allora responsabile dell’Academy del Cavallino. Sembrava essere tutto a posto solo che Maurizio Arrivabene, che all’epoca guidava il reparto corse, disse che il bambino era ancora troppo piccolo”. Una frase sentita tante, troppe volte: “È ancora presto”.
La scalata

Il no della rossa non fermò la scalata di Kimi, soprattutto grazie alla possibilità di un colloquio organizzato con Mercedes: Giovanni Minardi durante il GP di Monza del 2017 chiese un incontro con Toto Wolff per parlargli della possibilità di accogliere all’interno dell’Academy un ragazzo che all’epoca aveva poco più di dieci anni. Wolff lo ascoltò e restò impressionato dall’entusiasmo con cui questo giovane veniva descritto. Mandò subito un responsabile del progetto Academy a visionare una gara di Antonelli, nella quale il pilota diede prova del suo talento precoce. Le visite continuarono nei mesi successivi, e iniziarono anche i rapporti tra le parti, che si concretizzarono nell’aprile del 2019 quando Kimi – 13 anni ancora da compiere – entrò ufficialmente nel Mercedes Junior Team. Da lì l’inizio di una scalata fulminea: l’esordio nelle monoposto nel 2021, in successi in Formula 4 e Formula Regional, il salto della Formula 3 e il passaggio diretto in Formula 2. Una categoria cadetta in cui Antonelli è rimasto un solo anno, per proseguire il suo viaggio con l’ingresso – a diciotto anni – in Formula 1. “Le persone dicevano che era troppo. Che dovevamo aspettare a portarlo nella massima serie, o che dovevamo metterlo in un team più piccolo prima dell’arrivo in Mercedes, ma con Kimi sapevamo quello che facevamo” ha spiegato Toto.
Il progetto

L’obiettivo era chiaro: dargli un anno di adattamento nella squadra, il 2025, per conoscere il team e le dinamiche della Formula 1, per imparare e per sbagliare. Una stagione cuscinetto, per arrivare pronto alla grande sfida del cambio regolamentare del 2026, e affrontarla con la forza di un pilota adesso davvero maturo. Toto ha portato avanti la sua scommessa, personale e sentita, contro tutto e tutti: ha difeso Antonelli negli errori visti in pista lo scorso anno, lo ha seguito da vicino, nel lavoro in fabbrica e in quello nel paddock, arrivando anche a scontri duri quando ne aveva la necessità. E ora, davanti al primo successo, sorride: lo ha scelto quando aveva solo 13 anni, lo ha portato in Formula 1 a 18, lo ha aiutato in una crescita che senza Mercedes sarebbe stata impossibile. “Devo tutto al mio team” continua a ripetere Kimi tra le lacrime, in una giornata di gioia italiana che segna l’inizio di una grande storia per questa Formula 1. Ed è vero, perché senza l’impegno del team iniziato in una fase molto primordiale della sua carriera, la storia di questo italiano in F.1 sarebbe diversa. Questa invece, costruita insieme a Toto Wolff passo dopo passo, è perfetta così: mentre torna a risuonare dopo 20 anni l’inno italiano in Formula 1 grazie a un pilota cresciuto tra le fila della Mercedes.
Fonte: Gazzetta
