J. Jesus a Canale 8: “Facciamoli tutti i punti che mancano, nessuno avrebbe retto…”

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Diciotto anni di carriera ai massimi livelli, cinque stagioni con la maglia del Napoli. Un percorso lungo abbastanza da aver visto quasi tutto. Eppure, per Juan Jesus, difensore mancino classe 1991 nativo di Belo Horizonte, quella che gli azzurri stanno vivendo resta una delle stagioni più particolari della sua esperienza.

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Al microfono di Canale 8, il brasiliano ex Inter e Roma ha ripercorso con lucidità i passaggi più complessi dell’annata, tra emergenze di formazione, equilibri da ricostruire e un finale di campionato ancora tutto da scrivere.

“Una situazione simile l’ho vissuta solo all’Inter”

Ti eri mai trovato ad affrontare un concentrato di difficoltà simile?
«È una stagione complicata. Mi è capitato una volta all’Inter quando c’era Stramaccioni. Dopo dicembre eravamo a un punto dalla Juventus e poi si sono infortunati Palacio, Milito e altri. Ci siamo ritrovati quasi a giocare con la Primavera. Ritrovare una situazione così è complicato, soprattutto perché avevamo uno scudetto da difendere».

Un passaggio che fotografa bene il contesto: la pressione di chi deve difendere un titolo e, allo stesso tempo, fare i conti con una lunga lista di assenze.

Il sostegno della Curva B

 

Durante Napoli-Roma uno striscione apparso in Curva B ha sintetizzato il rapporto tra squadra e tifosi: “Non sappiamo quale sarà il nostro destino ma fino alla fine vi saremo vicino, nonostante tante difficoltà state onorando maglia e città”.

Cosa vi stanno dando i tifosi?
«I tifosi hanno dimostrato di aver capito la situazione. Nonostante le difficoltà il gruppo ha tenuto botta. Nessun altro, con gli stessi problemi, sarebbe riuscito a resistere come abbiamo fatto noi. Non siamo lontani dal Milan e con una squadra completa avremmo avuto qualche punto in più. Nel calcio non esiste la certezza, ma quando eravamo al completo l’Inter aveva solo un punto di vantaggio.Faremo del nostro meglio per finire bene la stagione».

“Abbiamo trenta punti: proviamo a farli tutti”

Trenta punti in palio da qui alla fine: rimpianti o sguardo al futuro?
«Abbiamo trenta punti a disposizione e mi auguro di farli tutti. Finché la matematica c’è bisogna lottare per l’obiettivo massimo, come fatto lo scorso anno. D’altronde lo scudetto lo vincemmo proprio così».

Un approccio pragmatico, quello di chi sa che la stagione può ancora cambiare direzione nelle ultime giornate.

Il valore simbolico del secondo posto

Il secondo posto potrebbe valere quasi uno scudetto viste le difficoltà?
«Già in Supercoppa abbiamo dimostrato di essere una squadra forte. Il secondo posto ci può dare la possibilità di rigiocarla e sarebbe stupendo».

L’esperienza come chiave

Lo scorso anno l’infortunio di Buongiorno ha riportato Juan Jesus al centro della difesa. Da quel momento non è più uscito dalle rotazioni.

L’età per te è solo un dettaglio? Al punto da deridere anche la carta d’identità…
«Mi preparo sempre per me stesso, facendo una vita da professionista. L’esperienza ti fa leggere bene le partite e a volte anticipare certi movimenti. Sento spesso che Conte mi ha spolverato…Il mister senz’altro mi ha aiutato a dare il meglio di me, anche Spalletti mi diede la possibilità di giocare. L’anno scorso ero finito fuori dai radar, poi l’infortunio di Buongiorno mi ha permesso di rilanciarmi. Penso di aver fatto sempre il meglio e sto bene fisicamente. I 34 anni non sono un problema, c’è gente che gioca ancora con profitto a 40».

I gol subiti nei finali di gara

Il Napoli incassa gol da dieci partite consecutive: 17 in tutto, 12 dei quali dei quali nei secondi tempi.

C’è una spiegazione?
«Sicuramente dobbiamo essere più attenti sui calci piazzati. Dobbiamo gestire meglio la partita e non prendere contropiedi. Ma alla fine ciò che conta sono i punti e le vittorie».

Un asse tutto mancino

Ti era mai capitato di giocare in una difesa con un asse tutto mancino come contro il Torino?
«Non è un problema. Quando giochi a calcio devi saperlo fare con entrambi i piedi. Fa specie che il pallone esca alla fine sempre a sinistra, magari è un po’ inusuale ma non certo un fastidio».

Gli infortuni che hanno segnato la stagione

La lista degli indisponibili è stata lunga: Lukaku, De Bruyne, Anguissa, McTominay, Lobotka, Di Lorenzo, Neres.

Quanto ti rode aver dovuto fare a meno di tutta questa qualità?
«Al completo avremmo raccolto di più. Gli infortuni fanno parte del nostro lavoro. Il rammarico c’è, ma non è delusione né tantomeno un alibi. Mi dispiace umanamente per chi è stato fuori».

La lezione europea

La Champions da conquistare per cancellare Copenhagen?
«In diverse partite potevamo vincere, ma non abbiamo approcciato nel modo giusto. E non è solo questione della partita in terra danese perché lo stesso discorso potremmo farlo per la sfida all’Eintracht. La Champions League è un campionato a parte. Spero che questa lezione serva per l’anno prossimo».

I giovani del Napoli

Vergara e Alisson: chi ti ha colpito di più?
«Sono due ragazzi umili che lavorano. Vergara lo conoscevo già e si vedeva che era interessante. Alisson invece non lo conoscevo ed è stata una sorpresa. Ci dispiace per l’infortunio di Antonio, perché è uno che si è sempre messo a disposizione. Spero possano continuare a darci una mano».

Højlund o Osimhen?

Una delle domande più curiose riguarda il confronto tra due centravanti molto diversi.

A chi daresti la maglia da titolare?
«Hanno caratteristiche diverse e non mi piace fare paragoni. Sono due attaccanti fortissimi, in allenamento fai fatica a contrastarli. Rasmus è più potente, Victor negli spazi ti ammazza. Direi una maglia da titolare a metà. Højlund oggi gioca per noi, ma a Osimhen auguro il meglio: è mio fratello ed è uno degli attaccanti più forti d’Europa. Facciamo così, la maglia la taglio a metà».

Tra Seleção e sogni azzurri

Il sogno della Nazionale brasiliana o un altro scudetto con il Napoli?
«La Nazionale è un bonus. Se fai bene con il club hai la possibilità di essere chiamato. Non penso possa accadere perché davanti ho giocatori forti come Gabriel e Marquinhos. Se dovesse succedere sarei il giocatore più felice al mondo. Lo scudetto, anche se lo abbiamo già vinto, resta un sogno nel cassetto».

Il momento di Buongiorno

Come giudichi la sua stagione?
«Tutti abbiamo dei problemi, siamo esseri umani. Il calcio è popolare e la gente chiacchiera. Abbiamo una situazione economica importante ma restiamo persone normali con alti e bassi. Lui si è ripreso e sta facendo buone partite, anche in prospettiva Nazionale».

Alla fine, il messaggio che Juan Jesus lascia è uno solo: la stagione del Napoli non è stata quella immaginata, ma non è nemmeno quella di una squadra che ha smesso di crederci.

Finché il calendario lo permette, la parola resa non esiste.

 

Fonte: Il Mattino

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