Ai microfoni di Napolità, si è gentilmente concesso Mariano Bogliacino, ex storico centrocampista del Napoli, con il quale abbiamo discusso della sua esperienza in azzurro e non solo.
Sei arrivato nel 2005 quando il Napoli era in Serie C, che ricordo hai di quel momento?
“Io ero alla Sambenedettese e giocare al San Paolo, anche da avversario, è stato bellissimo per me. Quando ho firmato per il Napoli, insieme a Nicolás Amodio, ero contentissimo. Il primo anno abbiamo vinto il campionato di Serie C e io ho avuto l’onore di indossato la maglia numero 10, che significava tantissimo per me e per il tutto il mondo. È stato un grande anno a livello sportivo e personale”.
Quanto è stato speciale vivere da calciatore azzurro la doppia promozione dalla C alla Serie A?
“Tantissimo, vincere a Napoli non è mai facile. Sono tanti anni che non sto più in città e la gente mi ricorda ancora e ricorda quella come squadra come la squadra della rinascita. Siamo saliti dalla B in un anno particolarmente difficile, dove la B era più seguita della Serie A. Abbiamo festeggiato insieme al Genoa a Marassi, con le tifoserie che erano gemellate, ed è stato bellissimo”.
Quali sono i compagni che, durante quegli anni, ti hanno maggiormente impressionato?
“Senza alcun dubbio Marek Hamsik e il Pocho Lavezzi, erano già molto forti e poi hanno scritto la storia del Napoli”.
Com’è possibile che Napoli resti così tanto sulla pelle di ogni calciatore che indossa questa maglia?
“Te lo fa sentire la gente, la città. I miei primi due figli sono nati a Napoli e quindi Napoli sarà sempre parte della mia vita. Ho un legame speciale con i napoletani”.
Questa è la settimana di Napoli-Lecce. Hai giocato per entrambe le squadre, quali sono le differenze per quanto riguarda la piazza e la pressione?
“Sono due città bellissime per cui giocare, sono stato molto fortunato. Entrambe le tifoserie sono calde ma a Napoli ci sono più tifosi e più pressione viste le aspettative”.
Il centrocampista attuale del Napoli è costituito da grandi campioni, ma qual è il tuo preferito?
“Anguissa, Lobotka, Mctominay sono tutti grandi calciatori che mi piacciono. Ma De Bruyne lo conosciamo tutti, purtroppo non ha giocato molto con la maglia azzurra ma sta tornando e spero possa far vedere di cosa è capace. Se devo dirne uno, per me il più forte è lui”.
Se potessi dare un consiglio ad un giovane centrocampista che vuole arrivare a giocare in Serie A, cosa gli diresti?
“Non saranno tutti positivi i momenti che vivrà, ma deve essere forte mentalmente e sapere qual è l’obiettivo. Si rinuncia a tante cose, si deve stare molto attenti e adesso poi il calcio è molto più fisico di quando giocavo io quindi c’è questo aspetto da considerare. Lo deve volere e sentire dentro”.
