Alisson Santos, le origini. Un’infanzia difficile al seguito di mamma Aldia e del padre calciatore
Il vento di Carcavelos, mamma Aldia e...
L’avanti e indietro con il Brasile, poi il passaggio allo Sporting dove però partiva quasi sempre dalla panchina. In azzurro gioca e segna.

A Carcavelos tira un vento fortissimo. Nulla di strano. Ogni affaccio sul mare in Portogallo sembra che ululi e che abbia sempre qualcosa di vorticoso. Aldia guarda il piccolo Alisson scorrazzare sulla sabbia, a calciare un pallone che gli arriva quasi alla tibia. È un po’ malinconica, ma quando posa lo sguardo sul piccolo è invasa da quella sensazione di sollievo che ha solo chi ha trovato il senso della vita. Per una madre, la risposta al più grande degli interrogativi è la più semplice. Aldia vuole immortalare questo momento, lo chiama. Alisson si mette in posa, ma le folate sono troppo insistenti e si porta le mani sulle orecchie. Pallone davanti al destro, lacci della tuta che gli arrivano oltre le ginocchia nel tentativo di tenere ben stretti in vita i pantaloni. Una smorfia di fastidio, nessun sorriso. Quello però compare sul viso della mamma, sta immortalando un ricordo che si porterà nel cuore.
In giro per il mondo

In azione contro il Toro
Aldia è legata sentimentalmente ad Adailton Pereira dos Santos, per tutti Ady o Messias, di professione calciatore. Messias – così lo chiama Aldia – è originario di Caatiba, in Brasile. Fino ai 27 anni è riuscito a rimanere nel Paese, poi nel 2000 è passato all’Esperance di Tunisi. Aldia si trasferisce con lui, ma quando resta incinta decidono insieme che per lei è meglio tornare in Brasile. Così, sempre a Caatiba, il 27 settembre 2002, viene al mondo Alisson de Almeida Santos. È bruno come il papà, ma tutto del suo volto ricorda Aldia. Essere un calciatore non è semplice, specialmente quando ci si trova a cambiare continuamente lingua, contesti e culture. La Tunisia li ha accolti, Messias ha anche preso la cittadinanza locale e ha disputato qualche partita amichevole con la nazionale tunisina. Sognava di essere convocato per i Mondiali, ma non è stato così. Pochi mesi dopo, però, è nato Alisson. Trascorre un anno, Messias firma prima con l’Al Qadsiah in Arabia Saudita e poi con l’Al Ahly di Tripoli. Così la famiglia si trasferisce nella Libia di Gheddafi. Aldia non può far altro che accudire il figlio, perché di fatto non le è permesso uscire. Sono in vigore tante restrizioni per le donne. Lentamente si origina una tensione, che logora dall’interno l’unità del focolaio domestico. Aldia regge sei mesi, ma quella non è vita e non è serena, specialmente per il piccolo Alisson. Così se ne ritorna in Brasile, a migliaia di chilometri di distanza. Il rapporto con Messias viaggia spedito verso i minimi termini, finché la separazione non si verifica tra il 2004 e il 2005. La carriera di Messias viene catapultata a Turku, in Finlandia, al Turun Palloseura, noto anche come TPS. Per Aldia è troppo.
Sbarco in Europa e ritorno

Il Brasile sembra il contesto più ovvio per crescere il bambino. Aldia, che non vive nel lusso, si rende conto di avere difficoltà a mantenerlo. Quindi, lo porta via dal Sudamerica. Per questioni linguistiche, la destinazione selezionata è il Portogallo, dove non dovrebbero esserci problemi di ambientamento. Trovano una sistemazione nel quartiere di Alcantara e tutto sembra andare per il verso giusto. Aldia lavora come domestica per una famiglia benestante a Telheiras, poco lontano dallo stadio dello Sporting. Alisson cresce rincorrendo un pallone, per le strade e sulla sabbia. Quella che inizialmente si configura come passione puerile, si trasforma in talento e predisposizione. Così, quando madre e figlio rientrano in Brasile, Alisson viene iscritto a una piccola società locale di Itabuna. Partecipa a un’amichevole organizzata contro i ragazzi del Vitoria e i suoi colpi catturano l’attenzione di Carlos Anunciaçao, il responsabile del settore giovanile. “Quel ragazzino laggiù, il più esile, lo porterò a Vitoria. Lo accoglieremo nella foresteria e lo seguirò con attenzione. Non abbiamo bisogno di utilizzarlo ora, ma ci lavoreremo e al momento giusto sboccerà” dice Carlos ai suoi collaboratori. In effetti, c’era molto scetticismo: la sua corporatura era decisamente minuta per la fascia di età in cui giocava. In Brasile di lì a poco sarebbe dovuto essere pronto per la prima squadra. Ma Anunciaçao non teme di andare controcorrente. “Ci vorrà molta pazienza”. Eppure, vede in lui le stimmate del campione e più ne elenca le qualità e più ne è convinto. “La verticalità, il modo in cui corre con la palla riuscendo a proteggerla pur andando ad alte velocità, la ricerca continua della porta, le abilità nell’uno contro uno, la visione di gioco, la qualità nei passaggi, l’equilibrio tattico”.
Verso la consacrazione

Con la maglia dello Sporting
Al Vitoria è Rodrigo Chagas a promuoverlo in prima squadra. “Si vedeva che aveva personalità e credevo nel suo potenziale”. Una rete di Alisson decide la Coppa del Nord-Est Under 20 del 2021. Ma proprio quando inizia ad assaporare l’emozione del professionismo, il club attraversa un momento di profonda crisi sportiva ed economica e retrocede in Serie C. La giovane promessa è costretta a maturare velocemente. “Credo che sia stato un momento positivo per lui. Ha giocato con la consapevolezza che qualsiasi errore avrebbe potuto rovinargli la carriera, quindi puntava sempre alla perfezione” racconta Anunciaçao. Il malcontento dei tifosi, infatti, è evidente e non perdonano nulla a quel funambolico esterno magrolino. Il Vitoria riesce a risalire, ma Alisson non è un punto cardine del progetto tecnico. Viene mandato in prestito al Nautico, senza lasciare il segno. Rientra per essere spedito al Figueirense, sempre in Serie C, e stavolta le cose vanno meglio: segna 6 reti in 23 presenze. Nel 2024 è una squadra di seconda divisione portoghese a dargli un’opportunità, l’Uniao Leira. La stagione si chiude ancora con 6 gol all’attivo in 18 gare disputate. Lo Sporting è intrigato e l’estate scorsa sceglie di investire un milione e mezzo di euro. Non ha molto spazio, ma si distingue per un tratto caratteristico. Ha l’innata capacità di spaccare le partite di Champions League quando fa il suo ingresso in campo. Va a segno contro il Kairat alla prima giornata, poi è determinante per le vittorie sul Marsiglia e l’Atheltic Bilbao. Tra campionato e Champions, tuttavia, soltanto una volta rientra nell’undici titolare. Per quanto Rui Borges ne riconosca il valore, non è disposto ad affidargli responsabilità tanto importanti. Così, quando il Napoli bussa alla porta dei portoghesi offrendo soltanto per il prestito più di quanto lo Sporting avesse impiegato per acquistarlo, la cessione è automatica.
Io sono Alisson

Paragonato a Leao, Alisson si ispira a Neymar e Ronaldinho. Ma ammira i leader, come Marquinhos. Gli anni in Portogallo, tra adolescenza e maturità, gli hanno instillato la passione per il surf. E mamma Aldia? È in Brasile, ha un salone e fa la parrucchiera. Ogni volta che ha potuto, è volata a Lisbona, come nel giorno dell’ultimo compleanno del figlio, a cui ha dedicato un messaggio dolcissimo. “È un giorno speciale, che ha segnato la mia vita. Ti auguro tutta la fortuna del mondo. Vederti crescere e fare carriera è il regalo più grande che la vita potesse farmi, un dono di Dio. Solo io e Dio sappiamo cosa abbiamo passato per arrivare fin qui. Dio ti porterà in luoghi che non puoi nemmeno immaginare, perché sei perseverante e disciplinato in tutto ciò che fai. Sono grata a Dio per avermi regalato te”. Alisson le sta già organizzando per il trasferimento a Napoli. Sul lungomare, in fin dei conti, il vento non tira così forte.
Fonte: Gazzetta
