Delle stagioni azzurre, tra Primavera e prima squadra, una foto fuori dal campo più di tutte dà l’immagine di Pasquale Fiore, scomparso a 72 anni venerdì scorso, nel giorno della partita tra Napoli e Torino. Stagione 1982-1983, il secondo portiere – o dodicesimo, in quello e altri campionati vice di Luciano Castellini detto Giaguaro – è tra il massaggiatore Salvatore Carmando e l’allenatore Bruno Pesaola, che sul cappotto portafortuna color cammello ha una medaglietta sacra, baciata chissà quante volte durante la partita. Il Napoli se la passava malissimo, rischiò seriamente la retrocessione. Fiore, si legge in un articolo del quotidiano Il Mattino, era in panchina e tifava con passione, come uno dei settantamila del San Paolo.
Negli anni ’70 e ’80 questa era la vita del secondo portiere o dodicesimo. Il titolare lasciava pochissimo spazio, magari un’apparizione nell’ultima giornata se l’obiettivo stagionale era stato raggiunto. Si pensi ad Alessandrelli, riserva di Zoff alla Juve. Nel 1979 subentrò al mitico Dino nella partita contro l’Avellino al Comunale e prese tre gol dagli irpini. Alessandrelli non giocava da quattro anni.
Alla Juve vi sarebbe stato poi come vice Rampulla, che da portiere della Cremonese aveva perfino segnato un gol: dopo essere stato nello staff di Lippi in Cina e lavorato con Paulo Sousa nella Salernitana, adesso fa l’imprenditore a Paestum. Nuciari fu l’eterna riserva del Milan: qualcuno ha contato le sue partite in panchina, 333. A Napoli, prima di Fiore c’era stato Favaro, vice di Carmignani, e dopo Di Fusco, che vinse due scudetti e la Coppa Uefa, passando alla storia perché ad Ascoli, nel 1989, Bianchi – a corto di giocatori – lo fece alzare dalla panchina, gli chiese di indossare la maglia numero 16 e lo piazzò in attacco.
Era il Napoli di Maradona, quello, affresco vincitore della Coppa Uefa. Fiore aveva affrontato Diego da avversario (anzi, da riserva di Brini, portiere titolare dell’Udinese) nel 1985, quando il Pibe insegnò con la mano facendo infuriare Zico: la prova generale della rete all’Inghilterra a Città del Messico un anno dopo. Nato ad Agnano, Pasquale era cresciuto a pallone e cavalli. Sempre in quella sofferta stagione ’82-’83 vi fu un’inchiesta sulle scommesse nelle corse. Fiore ne venne soltanto sfiorato.
Pochi minuti prima di una partita – il filmato è visibile su Youtube – fu intervistato in panchina dal giornalista della Rai Claudio Icardi, altro appassionato di cavalli, che riportò una voce sul calcioscommesse. Pasquale rispose sereno: «Smentisco categoricamente, diciamo che è stata un po’ una sceneggiata napoletana». Qualche anno prima aveva portato a casa il primo e unico trofeo della sua carriera: il torneo di Viareggio, vinto dalla Primavera allenata da Rosario Rivellino. Sognava di diventare il nuovo Zoff e invece fece tanta panchina nel calcio in cui non esisteva rivalità tra i portieri: uno titolare, l’altro riserva e andava bene così.
