Mazzocchi, il cuore oltre il calcio: l’ultimo saluto al piccolo Domenico
Non c’era Hojlund o McTominay nella Cattedrale di Nola mercoledì pomeriggio, davanti a quella bara bianca, per l’ultimo saluto a Domenico, il piccolo “guerriero”. C’era lui, Pasquale Mazzocchi, un napoletano di periferia. Ci sono calciatori che diventano simboli anche se non hanno la bacheca ricca di allori. Mazzocchi è un campione di umanità. Amato dai tifosi perché quella maglia azzurra è come se l’avesse tatuata sulla pelle dal primo giorno. 7 gennaio 2024, quando, si legge su Il Mattino, a Torino entrò in campo e venne espulso dopo quattro minuti per un intervento scomposto: la foga del ragazzo di Barra che coronava il sogno di indossare la divisa del cuore, con lo scudetto, dopo aver girato l’Italia da Verona a Salerno.
