Lo scorso mese Jacopo Dezi ha compiuto 34 anni. Ed ha deciso di dire basta, con il campo, ma non ha alcuna intenzione di abbandonare il mondo del calcio. L’occasione è arrivata praticamente subito e proprio nel club con il quale era tesserato: l’Arezzo. «Sono diventato collaboratore del ds Cutolo», racconta Jacopo Dezi a Il Mattino, e ricorda che i suoi primi passi da calciatore li ha mossi a Napoli. «Micheli e Bigon mi portarono nel settore giovanile nel 2010 e per un paio di anni mi sono allenato con la prima squadra e giocavo con la Primavera». Poi i tanti prestiti e le esperienze in tutta Italia. Fino alla decisione di passare dal campo alla scrivania con l’Arezzo primo nel girone B di serie C a 7 punti dalle inseguitrici Ascoli e Ravenna. «Nel 2024 avevo fatto l’esame da direttore sportivo per avere comunque un titolo, ma non pensavo mi sarebbe servito dopo così poco tempo», ammette ridendo.
È felice, pur ammettendo che «all’idea di smettere di giocare non ci si abitua mai». Eppure le idee sono chiare. «Ho avuto tanti dirigenti nella mia carriera, da Bigon a Napoli a Cutolo qui ad Arezzo e un po’ da tutti ho preso qualcosa. Di sicuro mi piace un calcio di qualità e quindi cercherò sempre giocatori di quel genere». Ma un modello è molto chiaro. «Mi piacerebbe trovare il nuovo Hamsik: un giocatore stratosferico in quel ruolo».
Con Marek fu subito feeling. «Io ero un ragazzino del settore giovanile ma lui mi aiutò dall’inizio. Quando avevamo la doppia seduta di allenamento a Castel Volturno mi portava a pranzo a casa. Mi ha fatto da chioccia». E non solo Marek. «Allan è un fratello per me. Sono andato 4 volte in Brasile: una per il suo matrimonio, poi quando hanno vinto la coppa America e anche per festeggiare insieme capodanno. Nel 2015, quando è arrivato con Sarri, eravamo in camera insieme in ritiro a Dimaro. Fu addirittura lui a volere una camera tripla con me e Luperto e da quei giorni il legame è rimasto fortissimo».
