Hojlund è diventato il simbolo di questo Napoli che resiste, soffre e colpisce tardi. A Verona ha segnato all’inizio, ma la sua vera identità è quella dell’attaccante che esplode quando la partita entra negli ultimi dieci minuti, quando la pressione aumenta e il margine d’errore si assottiglia.
È nel cuore di questa analisi che Il Mattino sottolinea come i gol del danese abbiano già portato 9 punti in campionato, tutti pesantissimi. Il rigore di Genova ne è un esempio, ma l’elenco è lungo: la stoccata al 75’ contro il Genoa all’andata, quella al 78’ contro la Juventus — una rete che aveva fatto impazzire il Maradona — e altre fiammate che hanno cambiato l’inerzia delle gare.
Il quotidiano ricorda anche una sua caratteristica che arrivava dall’esperienza precedente: quando alle sue spalle c’era Kevin De Bruyne, lui sapeva colpire nei finali di partita come pochi, persino in Champions League. Emblematico il gol contro lo Sporting CP, arrivato a dieci minuti dalla fine e capace di riaccendere le speranze europee.
C’era furia, c’era fame, c’era voglia di trascinare la squadra oltre i suoi limiti. E quella furia non si è spenta: si è solo trasferita altrove, dentro la maglia azzurra, trasformando Hojlund nell’uomo a cui il Napoli affida gli ultimi secondi di speranza.
