Professionismo, meritocrazia e tempi stretti: tutti i nodi della riforma

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La riforma punta a superare completamente il sistema attuale, nel quale il Comitato nazionale dell’AIA — un organo politico — gestisce le nomine arbitrali tenendo conto anche di fattori territoriali. Con il nuovo modello, le designazioni passeranno al direttore tecnico della nuova struttura, garantendo un criterio basato solo sulle competenze, come cita La Gazzetta dello Sport.

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All’AIA resterà la formazione degli arbitri e la gestione fino alla Serie C, mentre la nuova società controllata dalla FIGC selezionerà i migliori.

L’altra grande novità è il professionismo arbitrale: prima compensi a gettone, poi contratti a tempo determinato per chi dimostrerà di essere all’altezza. La bozza prevede 40 arbitri, 66 assistenti e 24 VMO.

La Federazione intende arrivare a una bozza definitiva entro un mese e portarla subito al voto del Consiglio federale. Serviranno modifiche al regolamento AIA e, qualora non venissero recepite, si potrebbero creare le condizioni per un commissariamento. L’obiettivo è ottenere una riforma condivisa dalla più ampia maggioranza possibile.

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