Approfondimento – Come era e dove era: si rialzi il sipario del Sannazaro

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Ci sono settimane dense e quest’ ultima, per Napoli, lo è stata. Densa come le fiamme, quelle che hanno avvolto nella mattina di martedì 17 febbraio, il teatro Sannazaro. Si è trattato di un risveglio drammatico per la citta partenopea, la sua cultura, le sue tradizioni teatrali e musicali, la sua fatica. Occorre scriverne ancora, perchè, come spesso capita, dopo una prima levata di scudi, c’è il rischio che tutto finisca nel dimenticatoio. Il Teatro Sannazaro era, ed è, tutti si augurano torni ad essere, la storica “bomboniera” di via Chiaia. Erano circa le 6:00 quando le prime volute di fumo hanno iniziato a levarsi dal tetto della struttura ottocentesca, rendendo subito chiaro che non si trattava di un incidente di lieve entità. In pochi minuti, le fiamme hanno divorato gli interni del teatro inaugurato nel 1847. Il momento più tragico si è verificato intorno alle 7:30, quando il calore insopportabile ha causato il cedimento della cupola, simbolo architettonico del Sannazaro, crollata rovinosamente sulla platea. I Vigili del Fuoco, intervenuti con sei squadre, hanno lavorato incessantemente per ore per circoscrivere il rogo ed evitare che si propagasse ai palazzi storici adiacenti. Gli interni, composti da stucchi, velluti rossi e decorazioni dorate che hanno ospitato generazioni di attori e spettatori, risultano gravemente compromessi. Le tavole del suo palcoscenico sono state calcate da artisti napoletani e non solo. Da Scarpetta a De Filippo, fino ad arrivare a Luisa Conte, figura centrale del Novecento teatrale napoletano, che salvò e rilanciò il teatro dopo momenti difficili, diventandone il simbolo.  “È una ferita aperta nel corpo della città”, commentano i residenti di via Chiaia, rimasti in strada a osservare impotenti il lavoro dei soccorritori. Le cause del rogo sono tuttora in fase di accertamento da parte della scientifica e dei tecnici del comando provinciale dei Vigili del Fuoco. Sebbene l’area sia stata immediatamente posta sotto sequestro per i rilievi, la macchina della ricostruzione non ha perso un solo istante. Nonostante lo shock, la risposta della città è stata fulminea: già nel primo pomeriggio sono iniziati i lavori per consolidare i muri perimetrali e rimuovere le macerie più pericolose. Il Comune e la Regione hanno annunciato un tavolo tecnico permanente per il ripristino filologico della struttura, con l’obiettivo di ricostruire il Sannazaro “com’era e dov’era”, integrandolo con le più moderne tecnologie antisismiche e antincendio. Artisti e intellettuali napoletani hanno inoltre già lanciato una raccolta fondi simbolica per sostenere le prime spese di restauro. Il Teatro Sannazaro non è solo un edificio; è il custode della tradizione teatrale napoletana. Vedere la sua facciata annerita dal fumo è un colpo al cuore per l’identità culturale della città. Tuttavia, la determinazione vista  tra le macerie suggerisce che Napoli non ha intenzione di arrendersi al silenzio. Il sipario è calato bruscamente in una mattina d’inverno, ma la promessa che arriva da via Chiaia è unanime: le luci del Sannazaro torneranno ad accendersi presto.

Factory della Comunicazione

Ludovica Raja

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