Cesare Prandelli, ex commissario tecnico della Nazionale, ha rilasciato un’intervista a Il Mattino, in cui ha parlato del Napoli e sopratutto del giovane talento azzurro Antonio Vergara. Di seguito, un estratto dell’intervista:
«Vergara? Ha quella cazzimma che mi stregò di Insigne e che mi spense a portarlo con me in Brasile, nel Mondiale del 2014. Se uno fa quelle giocate con la maglia pesantissima del Napoli addosso e in uno stadio come il Maradona è pronto per qualsiasi tipo di avventura»
Prandelli, domani c’è Atalanta-Napoli?
«Antonio (Conte, ndr) si è inventato uomini e sistemi di gioco in questa assurda stagione. Uno può mettere in preventivo degli infortuni ma certo non può pensare di perdere 4 o 5 calciatori per tutto l’anno come è capitato a lui. Conquistare il posto in Champions è un traguardo importante, peraltro dopo aver vinto lo scudetto. E per nulla scontato. Solo Antonio poteva riuscire a non mandare a picco la nave con tutti i guai che ha passato».
Ha fatto esplodere Vergara.
«Una volta quando i ragazzi facevano bene c’era sempre qualcuno pronto a dire “sì, però…”. Prima si cercavano tre o quattro doti prima di portarlo in serie A, ora una basta e avanza, bisogna accontentarsi e allora evviva il talento e la spregiudicatezza di Vergara, il suo coraggio a cercare sempre la giocata, l’uno contro uno, il suo perenne tentare di saltare l’uomo. Ma chi ce li ha giocatori così, che fanno la differenza in mezzo al campo? Spesso vedi mezze punte giocare lontano da tutto, lui no».
Stupito da questa esplosione a ben 23 anni?
«È una cosa che ci spinge a riflettere: prima a 18-19 anni se non portavano risultati, venivano abbandonati. Il caso Vergara ci porta a fare valutazioni differenti anche in Federcalcio. Si può sbocciare anche a 22-23 anni, quindi non devi perderli o abbandonarli troppo presto come si faceva una volta: dobbiamo imparare ad aspettare di più, con maggiore pazienza. Un po’ come con i nostri figli che non vanno via di casa presto: non sono sempre tutti dei bamboccioni, magari c’è chi ha solo bisogno di sicurezza, di trovare “il posto fisso”. Lui ha trovato Antonio Conte. Ovvio, ha sfruttato il momento ma se non avesse sentito di essere comunque dentro al progetto, non avrebbe avuto questa esplosione».
