Repice: “Quanta emozione in quel gol di Kalidou…”

La voce di RadioRai tifoso Roma: «Quando lavoro stacco l'interruttore del del tifo»

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La voce di Francesco Repice non ha bisogno di presentazioni. Chiunque accende la radio la riconosce dopo qualche parola. Calabrese di origine, romano di adozione, anche se il radiocronista di RadioRai ci tiene a specificare «sono stato concepito al Vomero». Ed è per questo che probabilmente con i napoletani il feeling è sempre stato speciale. «Ci deve già essere qualcosa che ci lega e io risento molto delle influenze mediterranee. Mi trovo molto a mio agio a Napoli». Domenica ci sarà lui al Maradona per Napoli-Roma.

 

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Una partita non banale per lei…
«Sono tifoso della Roma e lo sanno tutti. Ma quando inizio la radiocronaca quella parte lì di me si spegne. Riferisco ciò che accade in campo senza prenderne parte. È l’unico momento in cui smetto di parteggiare per una squadra. Poi se in campo c’è la Nazionale o una squadra italiana in coppa cambia tutto. E c’è di più…».

Prego.
«La mia soddisfazione più grande? Per mesi all’Olimpico veniva mostrato il gol di Lulic in coppa Italia contro la Roma sotto c’era la mia radiocronaca: vuol dire che avevo fatto bene il mio mestiere».

Il suo magic moment raccontando il Napoli?
«Non ci sono dubbi. Il gol di Koulibaly contro la Juventus nel 2018».

Perché proprio quello?
«È stato come stappare una bottiglia di un vino buono che era lì da 100 anni, dai tempi di Maradona. Lasciamo stare come sia finito il campionato, quel gol mi emoziona ancora. In quel momento c’era un entusiasmo prorompente nel Napoli di Sarri, era l’espressione del calcio che per di più si manifestava in una squadra del sud. Quel gol, lo sguardo dei tifosi a Torino: sono cose che vanno oltre. In radiocronaca esalto tutte le squadre che vincono e giocano bene a pallone: quel Napoli, come quello dei due titoli con Spalletti e Conte era uno spot per il calcio».

I ricordi dei due ultimi scudetti?
«A Udine nel 2023 ero in hotel con il Napoli, avevo chiesto il permesso a Spalletti. E la mattina dopo lo incontrai a colazione, mi guardò e mi disse “Che è successo?”. Mentre dopo Napoli-Cagliari mi ritrovai in collegamento con Ottavio Bianchi che si ricordò dei nostri primi incontri quando allenava la squadra di Maradona».

Lei è una figura trasversale, passa dalla radio al teatro fino ai social.
«Il loro merito è dare un volto alla voce radiofonica. Per questo la gente mi riconosce, è una cosa che mi lusinga molto. Ma i miei profili social li cura una persona esterna. Preferisco tenere una rispettosa distanza».

Addirittura?
«Bisogna sempre cercare di volare molto bassi. Altrimenti si rischia di perdere la visione del tutto».

E il teatro?
«Mi piace molto che le persone vadano a teatro a prescindere dall’andare a vedere me. C’è un contatto diretto tra chi si rende protagonista della diffusione di un evento e il pubblico. E a me piace avere il contatto con le persone».

In fine, che poi è l’inizio, la radio…
«È il più semplice degli strumenti perché non ti costringe a stare seduto davanti al video: la radio ti insegue e ti consente di fare la tua vita. Altro che “Video killed the radio star”, l’avvento dei network ha fatto lievitare l’ascolto della radio».

 

Fonte: Il Mattino

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