ESCLUSIVA – Carlo Verna: “Napoli, la Coppa Italia diventa cruciale! Blocco mercato? Un vulnus a danno degli azzurri!”

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Carlo Verna, giornalista Rai e già presidente del consiglio dell’Ordine nazionale dei Giornalisti dal 2017 al 2021, ha rilasciato un’intervista esclusiva ai microfoni de ilnapolionline.com toccando diversi temi legati al Napoli e, più in generale, alla Serie A.


Iniziamo con un bilancio sulla Serie A fino a questo momento e a quelle che possono essere le prospettive del Napoli in questa seconda parte di stagione.

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“Io penso che quello dello scudetto sia un discorso solo ‘milanese’. Non dico che l’Inter possa vincerlo in maniera netta, perché il Milan ha un vantaggio importante che è il non giocare le coppe. Inoltre dovrà essere giocato ancora il derby e quello dei rossoneri sui nerazzurri non è un distacco incolmabile. A mio giudizio l’Inter è la squadra più forte, ma non sempre la squadra più forte è quella che alla fine vince. E poi tiene a far bella figura in tutte le competizioni. Al giorno d’oggi il calendario è assai intenso e bisogna considerare che la squadra di Chivu ha disputato il Mondiale per Club la scorsa estate, fattore che ha provocato l’inizio della preparazione alla nuova stagione in ritardo rispetto alle altre formazioni: alla luce dei numerosi impegni, l’Inter rischia di bissare il cammino dello scorso anno quando nel momento decisivo crollò proprio a vantaggio del Napoli, bravo a restare attaccato fino alla fine ai nerazzurri. In tal senso il prossimo weekend sarà importante da questo punto di vista con Inter-Juventus e Napoli-Roma, ma credo sia molto difficile che gli azzurri si ripetano. Al contrario, penso che gli uomini di Conte debbano impegnarsi al massimo per ottenere il pass per la prossima Champions League e per vincere la Coppa Italia”.

E proprio questa sera il Napoli affronterà il Como in Coppa Italia, una gara da non fallire.

“E’ una partita cruciale per le sorti del Napoli, senza dubbio. Guadagnare la semifinale contro l’Inter avrebbe il suo fascino oltre a costituire una ghiotta occasione per una rivincita rispetto al campionato. E, soprattutto, sollevare il trofeo nazionale potrebbe dare un significato un po’ più robusto ad una stagione in cui, da campione in carica, il club azzurro si è già assicurato la Supercoppa. Terminare l’annata con la sola qualificazione alla Champions è anche abbastanza riduttivo, considerati gli imponenti investimenti effettuati sul mercato negli ultimi due anni. Non sempre si può vincere lo scudetto, però c’è una chiara continuità e in qualche modo sarebbe riscattata anche la recente eliminazione europea: dopo aver speso 300 milioni, è stato estremamente negativo chiudere il maxi-girone al trentesimo posto, il peggior piazzamento nella storia del Napoli in una competizione continentale”.

Qualche giorno fa si è conclusa la sessione invernale di mercato che ha visto gli azzurri operare ‘a saldo zero’. Alla luce di tali difficoltà, come giudichi il lavoro del club?

“Il mercato da poco concluso ha recato con sé un grave vulnus: mi chiedo come sia possibile che una delle poche squadre virtuose nell’attuale panorama calcistico sia stata messa in condizione di non poter operare a causa di uno sforamento di parametri. Ritengo che al Napoli sia stato fatto un torto gravissimo, inaccettabile, quasi da sollecitare l’intervento della giustizia europea come per il caso Bosman del 1995 che cambiò radicalmente il calcio. Quanto al club, ha dovuto per forza di cose fare delle scelte obbligate andando a prendere Alisson Santos, che pure allo Sporting Lisbona non era un titolarissimo. Stessa cosa per Giovane del Verona, che evidentemente ha preferito cedere il brasiliano per motivi di cassa. Ma il vulnus del mercato-soft non si discosta di molto da quanto sta accadendo con il Var, diventato a tutti gli effetti una moviola in campo: a questo punto sarebbe auspicabile offrire agli allenatori l’opportunità di usufruire di una challenge per tempo”.

I numerosi infortuni in casa azzurra hanno fatto sbocciare il talento di Antonio Vergara. Ma questa situazione non poteva essere gestita diversamente?

“Vergara è sicuramente una delle note positive della stagione, però vorrei vederlo in un arco temporale più esteso. Rispetto alle precedenti uscite, contro il Genoa non è riuscito ad avere continuità pur essendo decisivo nell’azione che ha portato al rigore nel finale. Anche qui tuttavia mi chiedo perché, a fronte dei tanti impegni e delle diverse difficoltà dovute agli infortuni, non gli sia stato dato spazio in passato. Non da titolare, ma almeno da subentrante per far rifiatare uno come Politano, anch’esso poi finito ai box. Questa è una delle cose che mi sembrano francamente un po’ stupefacenti: un allenatore come Conte che vede un giocatore alla Vergara magari non aspetta l’estrema emergenza per utilizzarlo ma quantomeno gli concede la possibilità di mettersi in mostra nei finali di partita, a maggior ragione se il risultato lo consente”.

Capitolo Antonio Conte: in futuro sarà ancora lui l’allenatore del Napoli?

“Dopo la stagione conclusa al decimo posto, De Laurentiis ha affidato pienamente la gestione del Napoli ad Antonio Conte, come il mercato ha a più riprese testimoniato ed in modo particolare dopo quel che è accaduto in occasione del ko di Bologna. Penso che sarà il tecnico a decidere se rimanere ancora o lasciare. La gara di stasera, in tal senso, potrebbe essere un primo indicativo spartiacque”.

In queste ultime settimane stiamo assistendo a numerosi divieti di trasferta, e proprio Napoli e Roma sono due fra i club coinvolti. Tutt’altra atmosfera si registrò il 10 giugno 2001, quando all’allora San Paolo azzurri e giallorossi diedero vita ad un match particolare terminato 2-2…

“Se la Roma avesse vinto, avrebbe conquistato matematicamente lo scudetto e parallelamente condannato il Napoli alla retrocessione, cose che comunque si verificarono dopo una settimana. I giallorossi, la cui tifoseria invase quasi in massa Fuorigrotta, pregustarono la possibilità di far festa mentre gli azzurri fecero leva sull’orgoglio. La problematica delle trasferte e dell’ordine pubblico c’è da sempre, ora si è deciso di essere maggiormente drastici e questo dispiace soprattutto per quei tifosi perbene ed innamorati dei propri colori. Oggi c’è questa difficoltà nel fare manifestazioni pacifiche senza che s’innesti qualcuno che ha ben altri obiettivi, nel calcio come in altre situazioni”.

Nella tua lunga carriera hai effettuato numerose radiocronache. Fra le tante, qual è quella che ti ha lasciato qualcosa in più delle altre?

“Fra le numerose, scelgo senza dubbio Napoli-Perugia del 15 aprile 2006 che certificò la promozione in Serie B degli azzurri dopo i due anni d’inferno in C a seguito del fallimento. In quell’occasione potei raccontare, sportivamente parlando, la fine di un incubo”.

 

Intervista a cura di Riccardo Cerino

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