Troppo clamore? Troppo rumore? Beh, di certo il ragazzo ha talento, ma anche personalità. Ha aspettato con pazienza il suo momento, ha già superato un infortunio grave e ora vuole (giustamente) prendersi la scena. Stiamo parlando di Antonio Vergara, ovviamente. Ne scrive il CdS: “23 anni, trequartista e forse mancino non per caso, ha tre doti fondamentali con cui schiaffeggia i pericoli del suo mestiere: talento puro, la gioia del calcio e due occhi furbi e scugnizzi, neri come olive, da film di De Sica (Vittorio). Sulla tibia sinistra ha tatuato i versi di una poesia di Eduardo: una d’amore, quella del cuore analfabeta. L’ha dedicata alla squadra e alla città. La sua città: Napoli ovunque, sulla pelle e nel destino. Era tutto scritto: aveva 10 anni quando Gianluca Grava lo notò. Più o meno 15mila euro. Oggi non ha un prezzo, ha anche firmato con il Napoli fino al 2030. […] Che fosse bravo, ma bravo davvero, s’era già capito da tempo e c’era solo da scegliere: il controllo a seguire di tacco in ritiro, l’assist contro il Cagliari, lo scatto di Torino con Yildiz aggrappato (e ammonito) alla sua maglia. Ma se il telecronista inglese di Napoli-Fiorentina lo chiama, «’o piccirillo», raccontando il suo gol e trattandolo come un niño prezioso, allora vuol dire che il ragazzo ha cominciato la scalata. E pensare che allo Stadium, in una scena da Troisi, l’arbitro Mariani gli parlò in inglese. E Antonio, con personalità: «Sono italiano, prima cosa…». E meno male.”
