Lodi (scopritore Vergara): “Vergara è la luce nel Napoli ferito. Ieri ho pianto dalla felicità”

Queste le parole di Salvatore Lodi, presidente della FC Élite Academy Lodi e scopritore di Vergara

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A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Salvatore Lodi, presidente della FC Élite Academy Lodi e scopritore di Vergara.
Di seguito, un estratto dell’intervista.

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Come sta, oggi, in qualità di tifoso del Napoli?
“Bene… emozionato ancora per ieri sera, però amareggiato. È un’uscita dalla Champions molto triste: oggi è una giornata grigia, proprio la sfumatura più brutta che potesse riservarci la partita di ieri. Io ero convinto, alla fine del primo tempo, che avremmo portato via il risultato. Però, onestamente parlando, avevamo una panchina corta: solo tre giocatori di movimento. Infatti non posso dire altrimenti… c’erano ragazzi giovani, e sei andato a giocare praticamente con tredici giocatori una partita che… insomma, cosa vuoi dire? Purtroppo… Purtroppo la colpa è di questi infortuni, sì.”
Però, va detto, è tempo di analisi. A corollario di queste partite scatta inevitabilmente il focus su quelle che sono state le mancanze del Napoli.
“Sì, sono pienamente d’accordo. La partita di ieri: primo tempo eccellente, secondo tempo da far riflettere. Come è successo anche in altre partite: fai un primo tempo da super squadra e poi, a volte, ci sono dei momenti in cui non riesci a fare nulla. Questo è lo specchio dell’anima del Napoli. Io ieri sera, come ho detto anche a te, sfido chiunque: non è mai successa una cosa del genere a nessuna squadra. Nessuna squadra può andare a fare una partita, oppure iniziare un campionato, con tutti questi giocatori fuori. Tu fatti due conti personalmente e dimmi: che è successo? In Italia una cosa del genere non si è mai vista.”
Quindi, Salvatore, non possiamo escludere Antonio Conte e il suo staff dalle responsabilità. È vero che ci sono stati tantissimi infortuni muscolari, ma dipende anche dal lavoro che si fa durante la settimana, no?
“Sì, è vero. Perché dipende dal lavoro, e il lavoro lo fa lui: lo prepara lui. Voglio dire, santi e peccatori… ma qui non si scappa: vale per noi e vale per gli altri. Società, allenatore, staff, giocatori: tutti.”
Salvatore, ieri era estremamente commosso. È d’accordo che Antonio Vergara è l’unica vera nota lieta di questa stagione del Napoli?
“Sicuramente. È uscita questa sorpresa, una sorpresa che io non avevo dubbi potesse arrivare. Io l’avevo detto già in tempi non sospetti: il Napoli ha un giocatore fortissimo, con un potenziale enorme. Non l’ho detto a voi, l’ho detto in un’altra radio: il Napoli ha un giocatore che può arrivare a grandi livelli. La personalità e l’umiltà che ha questo ragazzo sono incredibili. Io poi non lo conoscevo bene, ma adesso sì: conosco tutta la famiglia. Dopo ti faccio vedere: ho parlato con la mamma, con il papà… ci siamo messi a ridere. Da ragazzino voleva giocare a Giugliano, a Nola… e quando stava a letto era ‘Giovanna d’Arco’ per le partite di Coppa. Sono cose belle. Lui ha un potenziale enorme. Con la giocata di ieri mi ha ricordato un giocatore che ho visto da vicino, un certo Cassano. Ovviamente non faccio paragoni pesanti, però quella personalità, quelle giocate… mi sembrava di rivedere certi colpi. Io ieri sera non mi vergogno a dirlo: ho pianto dalla felicità.”
E allora perché fino a gennaio Antonio Vergara aveva giocato solo cinque minuti?
“Ogni allenatore ha i suoi metri e i suoi giudizi. Lui l’ha gestito facendolo entrare col contagocce: 5 minuti, 10 minuti… poi un tempo, una partita di Coppa Italia col Cagliari, e lì Antonio ha dimostrato tanto valore.
Conte giustamente si affida ai suoi uomini, a chi gli dà i dati: lo fanno tutti gli allenatori. Però io ti faccio una doccia fredda: un giocatore così forte, veramente forte, con quella personalità, l’ha dimostrata in uno stadio pieno, domenica a Torino. E poi al Maradona. E il Maradona è uno stadio degno del nome che porta: Maradona. Voglio precisarlo.”
Quello di Vergara è un gol che passerà alla storia e si ricorderà a lungo. E bisogna anche dire che, grazie agli infortuni nel Napoli, ha potuto mettersi in mostra. E grazie a lei, che l’ha scoperto e che con caparbietà ha portato avanti questo ragazzo con la procura di Giuffredi, spingendolo a restare a Napoli, perché la scelta più facile sarebbe stata andare via per trovare spazio.
“Io ripeto: Mario… io sento altri procuratori che mi dicono ‘è tra i più forti d’Europa’. Mario è un ragazzino, io lo conosco da tanti anni. Ci siamo sentiti in quegli anni… poi per un paio d’anni non l’ho sentito, per vari motivi, non mi posso muovere. Io sapevo che Antonio aveva offerte: c’era anche la Fiorentina e altre squadre di A… poi la scelta è caduta sul Napoli perché intorno gli hanno dimostrato un progetto, gli hanno fatto capire che avrebbe giocato. Io l’ho seguito sempre: dai Pulcini alla Primavera. Lui ha dimostrato tutto con me. Ti dico la verità: in un torneo Napoli-Juve a Ischia fu premiato da Antonio Varriale come miglior giocatore del torneo. Lì capii quanto era forte. Poi ripeto: ogni giocatore… ogni allenatore ha i suoi uomini, i suoi discepoli, quelli che ti fanno giocare.”
Vergara rappresenta una luce in questo Napoli: una speranza. È un ragazzo cresciuto all’ombra del Vesuvio, da cui può nascere un Napoli futuribile.
“Sicuramente. Napoli deve offrire queste cose, specialmente ai giocatori napoletani. Io faccio sempre la domanda: quanti napoletani stanno in giro per l’Italia a calciare una palla?
Finalmente c’è un calciatore napoletano dopo Insigne. Abbiamo avuto lo sprazzo di Gaetano, ma poi non abbiamo visto più napoletani indossare la maglia azzurra con continuità e dignità. Qui invece stiamo parlando di un’eccellenza che potrebbe diventare fondamentale e preziosa per il futuro di questa squadra.”
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