Quell’altra volta, quattordici anni fa, c’erano Hamsik, Lavezzi e Cavani, oggi Hojlund, McTominay e Lobotka. E oggi come allora, un napoletano in campo. Per la Champions. Allora Paolo Cannavaro, ieri Antonio Vergara. Scrive il CdS: “Mezza squadra era in tribuna a fare il tifo per i compagni: da Anguissa a Gilmour, da Giovane, Milinkovic-Savic e Politano a Rrahmani e Marianucci. La costante, ieri come nel 2012, è stata la gente, il popolo del Napoli: oltre cinquantamila spettatori, con duemilacinquecento tifosi inglesi nello spicchio riservato agli ospiti a cantare per i Blues. La coreografia in Curva B, tutta striscioni e sciarpe, è ispirata all’onda azzurra invocata da Conte alla vigilia: «Ma quale aritmetica. Siamo in netta superiorità numerica». E poi una sfilza di “12”. Il giocatore numero 12 di nome Diego Armando Napoli. E quando ormai tutto era pronto è entrato in scena lui, come sempre il più atteso, l’urlo del Maradona: «The Champiooons», un tuono che ha squarciato il cielo prima del fischio d’inizio e dell’assalto al playoff.”
