Dalle pagine del Corriere dello Sport di quest’oggi in edicola, l’editoriale a firma del giornalista Pasquale Salvione sul duro ko del Napoli, sconfitto per 3-0 dalla Juventus.
La frittata arbitrale è stata la ciliegina sulla torta. Le difficoltà del Napoli erano già evidenti, facilmente prevedibili. Quella decisione della coppia Mariani-Doveri lo ha definitivamente affossato. Il rigore del momentaneo pareggio poteva essere l’ancora di salvataggio per Conte, arrivato a Torino in condizioni disperate. Il suo sorriso amaro dopo la decisione di arbitro e Var era l’espressione di chi aveva già capito il finale. D’altronde non è facile gestire un numero di infortuni così, soprattutto perché è una situazione che va avanti da mesi. Dieci assenze alla Juve non si possono regalare, giocarsela a viso aperto senza Neres, Politano, Anguissa, Rrahmani, De Bruyne, Gilmour, Milinkovic, Ambrosino, Mazzocchi e Marianucci diventa quasi impossibile. Anche perché in campo sono andati gli stessi che avevano giocato martedì sera a Copenaghen e quelli che probabilmente si giocheranno la qualificazione in Champions mercoledì con il Chelsea. Manca la forza, non c’è energia, non c’è lucidità. Può provare a difendersi con ordine, può cercare di resistere, ma fa una fatica tremenda a creare davanti. Per fare male a una squadra organizzata come quella di Spalletti hai bisogno di qualità, in questo momento il Napoli non ne ha. Né può aggrapparsi all’ultimo arrivato Giovane, in campo nell’ultima mezz’ora senza aver mai fatto un allenamento con la squadra e dopo aver conosciuto Conte e compagni proprio nel ritiro di Torino. E non possono essere sempre i due pilastri del centrocampo, Lobotka e McTominay, a trascinare la squadra. Hanno giocato in coppia l’undicesima partita consecutiva in poco più di un mese, vederli soffrire contro Thuram e Locatelli era inevitabile. Hojlund è un altro che non si è mai fermato, è l’unico attaccante rimasto da settimane e ha tutti gli occhi delle difese avversarie addosso. Anche per lui è tutto più complicato.
Ma il problema più grande per Conte è un altro: la luce in fondo al tunnel non si vede. L’unica piccola buona notizia è arrivata dal rientro in campo di Lukaku dopo cinque mesi di assenza, altri recuperi importanti all’orizzonte non ce ne sono. Neres si dovrà operare, Anguissa non riesce a tornare, per Politano e Rrahmani c’è bisogno ancora di aspettare, così come per Gilmour e De Bruyne. Mercoledì con il Chelsea dovranno giocare ancora una volta gli stessi e non ci sarà nemmeno Giovane in panchina, perché non è in lista. Una situazione inverosimile l’ha definita Conte, era difficile immaginare un vortice negativo così. Il messaggio che ha lanciato dopo la sconfitta di Torino è stato chiaro: nessuno deve scendere dalla barca anche se è in un mare mosso con onde altissime. Questo è il momento di combattere con tutte le forze che restano, il verbo mollare non si può coniugare quando in panchina c’è un allenatore così. Per rilanciarsi servirebbe un miracolo, Conte ha detto che si sta attrezzando. Spesso ci è riuscito.
