ESCLUSIVA – De Rosa: “Ai giovani talenti italiani manca qualcosa. VAR? Ci sono dubbi”
Dalla crescita dei giovani alle dinamiche del calcio italiano
La valorizzazione dei giovani rappresenta una delle sfide principali nel mondo del calcio italiano contemporaneo. Claudio De Rosa ne sa qualcosa. L’osservatore calcistico, collaboratore e docente presso la Cataliotti Football School (formazione osservatori calcistici) e attualmente responsabile scouting presso il Centro Tecnico Milan La Cedratese, è intervenuto in esclusiva ai microfoni de IlNapolionline.com, condividendo il suo punto di vista su alcune dinamiche del settore giovanile e della Serie A. Di seguito le sue parole:
Negli ultimi anni si ha la percezione che i club italiani puntino più spesso su giovani talenti stranieri piuttosto che su quelli italiani. Cesc Fabregas, ad esempio, ha dichiarato che la volontà di acquistare giovani italiani spesso si scontra col fatto che o sono già nelle big oppure hanno costi più elevati. Condivide questa sua lettura? E secondo lei da cosa nasce questa situazione?
“Sicuramente ha detto due cose giuste, ma non ha detto quella che io la reputo la principale: salvo eccezioni, i giovani stranieri hanno una fame agonistica nettamente maggiore. Mi spiace ma è cosi. Sono stato a vedere Italia-Slovenia under 15 e ne ho avuto la dimostrazione. L’Italia era chiaramente di un livello superiore alla Slovenia, ma loro sono scesi in campo una fame agonistica nettamente maggiore. Come ho detto ci sono però delle rarità, mi viene in mente Giovanni Fabbian, passato dal Padova all’Inter, che io relazionai quando aveva 16 anni: ci avrei scommesso che sarebbe arrivato al grande calcio”.
Prima parlava di eccezioni. Negli ultimi mesi si stanno vedendo segnali interessanti di giovani italiani, come Pio Esposito e Antonio Vergara, che si stanno inserendo pian piano nei rispettivi contesti di prima squadra. Dal suo punto di vista, cosa ha fatto la differenza nel loro percorso?
“A parer mio la differenza sta nel fatto che loro hanno intrapreso percorsi più formativi giocando in Serie B. Pio Esposito ha avuto la fortuna di fare delle annate allo Spezia con D’Angelo che è uno dei pochi allenatori che realmente puntava sulla crescita dei giovani, di conseguenza è arrivato all’Inter pronto. Adesso fa fatica a trovare spazio perché davanti ha dei mostri sacri, ma quando arriva in campo è spesso decisivo. Anche Vergara nel suo percorso in B con la Reggiana ha fatto molto bene.
A differenza di giovani come Camarda, al quale hanno fatto fare un percorso a parer mio sbagliato. E’ passato dal debutto in Champions alla Serie C, si è ritrovato poi con qualche presenza in Serie A e attualmente sta facendo fatica ad essere protagonista a Lecce.
In queste situazioni quindi diventa fondamentale il percorso che viene scelto per il ragazzo, che ovviamente deve essere graduale, per poter ambire ad un qualcosa di più grande. Faccio un esempio concreto con un ragazzo che conosco personalmente molto bene: Filippo Rinaldi. Con impegno, sacrificio e grande forza caratteriale e mentale è cresciuto sempre di più facendo qualche anno da titolare in Serie C. Adesso in Serie A è il terzo portiere del Parma ma, per episodi anche un po’ fortunati, si è trovare a debuttare da titolare al Maradona contro il Napoli facendo una prestazione che secondo me gli cambierà la carriera”.
Restando sul tema della mentalità, si sente sempre più spesso parlare della figura del mental coach nel mondo del calcio. Secondo lei, nel settore giovanile, questa è una figura ancora prematura o ha un ruolo già consolidato?
“Non è una figura prematura. Ad esempio, noi nel nostro piccolo alla Cedratese, quando il direttore ritiene opportuno che possa essere di aiuto organizziamo un colloquio tra il ragazzo interessato e il nostro mental coach”.
Spostandoci sull’aspetto organizzativo, quali sono le strutture più solide ed efficaci per lo sviluppo del settore giovanile?
“Sicuramente quelle di Atalanta, Milan, Inter e Juventus sono un passettino avanti a tutti. Inoltre, negli ultimi periodi, sta crescendo in modo esponenziale il Como, che sta puntando molto sul settore giovanile. Anche la Roma è una società che è molto avanti. A Trigoria c’è proprio una scuola all’interno del centro sportivo”.
Il Torneo di Viareggio era un tempo una vera e propria vetrina internazionale per i giovani talenti, oggi sembra avere meno importanza e visibilità. Dal suo punto di vista, a cosa si deve questo calo d’interesse?
“Secondo me il disinteresse è dato dalle squadre che vi partecipano. Sono alcuni anni che società storiche del torneo, che hanno sempre messo in vetrina ragazzi importanti, non partecipano più. Adesso si da più importanza, ad esempio, a tornei all’estero. Più si sale di categoria e più il tutto viene snobbato”.
Spostando lo sguardo sulla Serie A, vediamo che gli infortuni vengono spesso indicati come una delle cause principali delle difficoltà del Napoli. Secondo lei, sono davvero l’elemento principale o nascondono altre criticità strutturali rispetto a Inter e Milan?
“A livello strutturale sicuramente sì, anche se negli ultimi due anni c’è stato qualche miglioramento. Le strutture contano però ad essere sincero il Napoli quest’anno è parecchio penalizzato dai tanti infortuni a catena. Mi sembra un po’ di rivedere la situazione del Milan degli ultimi anni: tanti infortuni ripetuti che non permettono di avere la la squadra al completo. Ad oggi, data la rosa di livello, se il Napoli fosse stato al completo avrebbe avuto punti in più”.
Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le polemiche sulla gestione delle gare da parte degli arbitri e sull’utilizzo del VAR. Crede che il sistema attuale tuteli davvero l’equità delle partite o che servano correttivi, soprattutto sul piano della chiarezza e della coerenza delle decisioni?
“Praticamente la risposta è già nella domanda. Secondo me, attualmente, il problema del VAR è che non dovrebbe essere qualcosa che lavora ad interpretazione, perché succede che stesse situazioni vengano valutate con decisioni diverse. Forse sarò all’antica, ma personalmente userei il VAR solo per il fuorigioco, anche se con il sistema odierno si annullano i goal anche per un unghia del piede fuori posto. La cosa brutta è che nonostante tutto ci sono dubbi ed errori. Inoltre si è persa anche un po’ la gioia del goal perché capita che esulti due minuti e poi ti viene annullata la rete”.
Intervista a cura di Simona Marra
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