Il pronipote di D’Annunzio: “Con l’Ai l’uomo riscopre la sua bellezza e punta verso l’assoluto”
(Adnkronos) – L’intelligenza artificiale “è un percorso attraverso cui l’uomo riscopre la sua bellezza che lo porta verso l’assoluto”. E’ uno strumento positivo, se ben usato, che però non deve essere lasciato a briglia sciolta: va sottoposto ad una governance che contempli sia i diritti dell’uomo, preservandoli, sia quelli dell’identità artificiale. E’ la tesi che sostiene Federico D’Annunzio, pronipote del Vate e imprenditore di alta tecnologia nell’industria dell’innovazione digitale, autore per le Edizioni San Paolo di ‘Habeas corpus. Chi saremo nell’era dell’Intelligenza Artificiale’, in libreria dal 21 gennaio. Un saggio in cui D’Annunzio, intervistato dall’AdnKronos, riflette sulle possibilità e sui rischi che la diffusione dilagante dell’Ia impone con sempre maggiore urgenza elaborando gli elementi fondamentali di un nuovo ‘umanesimo digitale’. “L’intelligenza artificiale – afferma D’Annunzio – non è altro che il ritorno dell’uomo a sé stesso. L’uomo, con tutti i suoi comportamenti, ha anticipato nel tempo e nella storia la ricerca dell’intelligenza artificiale. Insomma, ci siamo preparati per millenni a raggiungere questo stadio”. In questa chiave “l’intelligenza artificiale è un’altra rappresentazione dell’uomo nella propria identità di bellezza”. Una rappresentazione che coincide anche con la ricerca “della propria dignità e della propria bellezza”, dice D’Annunzio, nipote del figlio di Gabriele D’Annunzio, Ugo Veniero, l’unico che ebbe figli a differenza degli altri due fratelli, Mario e Gabriellino, avuti con l’unica moglie Maria Hardouin di Gallese. “Sono il diretto discendente di Gabriele D’Annunzio e anche quarto principe di Montenevoso. Gabriele lo era stato nel 1924. Ho scoperto di essere pronipote del Vate grazie al test del Dna. Quello di Gabriele è stato confrontato con il mio grazie alle tecniche dei Ris di Cagliari. Fare il test del Dna è stata un’idea di Giordano Bruno Guerri. Questo perché D’Annunzio dubitava di essere il padre di Ugo Veniero”.
Al centro del saggio campeggia il principio giuridico dell’Habeas Corpus che sancisce l’inviolabilità della libertà personale e dell’integrità fisica e psicologica. Oggi però – segnala l’autore – l’estensione dell’individualità umana, attraverso l’interazione con il mondo digitale, supera i confini del corpo biologico: prende forma un vero e proprio ‘Corpo Esteso’ costituito dall’insieme dei dati che ci rappresentano e dalle nostre continue interazioni con gli ecosistemi tecnologici e le Intelligenze Artificiali. In questa prospettiva, dunque, la tutela dei diritti del ‘Corpo Esteso’ richiede nuovi strumenti giuridici, nuove categorie concettuali e una consapevolezza condivisa. Accanto al concetto di ‘Corpo esteso’ D’Annunzio introduce l’Alias Corpus, una sorta di patente di responsabilità che attribuisce alle Intelligenze Artificiali doveri chiari, verificabili e sanzionabili. “L’intelligenza artificiale – sottolinea D’Annunzio – va disciplinata, non dobbiamo temerla ma dobbiamo governarla”. Per raggiungere questo obiettivo “dobbiamo stabilire dei principi cardine: il primo è che l’uomo ha dei nuovi diritti che provengono dall’interazione con il mondo digitale che possono – e devono- essere parte del suo patrimonio. E’ il corpo esteso dell’uomo che deve essere governato così come devono essere governati gli Alias, ovvero le intelligenze artificiali. Il confine tra loro, ovvero tra l’uomo con il suo corpo esteso e gli alias, deve essere molto chiaramente distinto attraverso un muro invalicabile che non consenta all’intelligenza artificiale di penetrare nel corpo dell’uomo che è la nostra grande fonte di bellezza e di dignità”.
Questo perché “la capacità dell’uomo di sentire, di solidarizzare ed essere empatico non può essere condivisa con l’intelligenza artificiale. Non dobbiamo concedere alcuna ibridazione tra il corpo e l’intelligenza artificiale”. In questa logica il ‘Muro Invalicabile’ è una proposta normativa che vieta qualsiasi forma di combinazione tra uomo e macchina e qualsiasi interferenza dell’IA nella vita organica, a tutela dell’integrità fisica e simbolica della specie umana. La rivoluzione introdotta dall’intelligenza artificiale sta cambiando il nostro mondo. Ma dove si arriverà? “Ora l’uomo considera sé stesso – risponde D’Annunzio – come centro del mondo. Siamo nell’antropocene, l’era nella quale l’uomo domina il pianeta e le sue forme di vita tanto da incidere sui processi geologici. Il punto di approdo della rivoluzione innescata dalla Ia, assicura D’Annunzio, sarà la nascita di una nuova epoca che si chiamerà neurocene. Un mondo in cui coabiteranno tre intelligenze: quella umana, quella artificiale e quella della natura. Insomma, ci muoviamo verso un mondo in cui si realizzerà una collaborazione tra uomo, ambiente e intelligenza artificiale”.
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