Contro squadre molto chiuse non basta controllare il gioco, tenere il pallone o creare più occasioni: serve qualità e capacità di inventare. Il Napoli ne ha avuto la conferma prima con il Verona e poi con il Parma, che ha impostato una gara difensiva quasi perfetta, chiudendo ogni spazio, raddoppiando sulle fasce e proteggendo il centro, trovando anche un portiere all’esordio praticamente invalicabile. In partite di questo tipo servono energia, lucidità e fantasia, elementi che in questo momento agli azzurri mancano.
A pesare sono le assenze e le condizioni non ottimali degli uomini di maggiore talento, come Neres, fermato nuovamente dai problemi fisici, e la stanchezza di chi è costretto a giocare senza pause ogni tre giorni, senza possibilità di rotazioni. Il risultato è evidente: tre pareggi consecutivi che rallentano la corsa scudetto e permettono all’Inter di allungare fino a +6, un margine che rischia di incidere anche sul piano mentale.
Il Napoli sapeva di dover affrontare un periodo durissimo, con otto partite in poco più di tre settimane, una sequenza sostenibile solo con una rosa lunga e completa. Ora l’obiettivo è resistere, restare agganciati e non perdere fiducia, come hanno ricordato anche i tifosi al Maradona. Molto dipenderà dai rientri dall’infermeria e dalla capacità di Conte di lavorare sulla testa del gruppo, come già fatto in passato in momenti simili. Il calendario offre subito nuove occasioni, a partire dal Sassuolo, e con 18 partite ancora da giocare è troppo presto per alzare bandiera bianca: il distacco è importante, ma mollare è proibito.
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