Calvarese: “Il Var sta diventando una moviola in campo, serve una soglia d’intervento chiara”

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Con oltre 150 partite dirette in Serie A alle spalle, Gianpaolo Calvarese continua a seguire con grande attenzione l’evoluzione del mondo arbitrale, in Italia e all’estero. Un’analisi lucida che non poteva prescindere dagli episodi discussi che hanno segnato l’avvio del 2026, soprattutto in relazione all’utilizzo del VAR.

Secondo l’ex arbitro internazionale, il principale problema riguarda la mancanza di chiarezza nella soglia di intervento del supporto tecnologico:
«La soglia di intervento del Var, secondo me, poco comprensibile e ondivaga. Vedendo le ultime On field review noto che si sta generando troppa confusione».

Una situazione che, a suo avviso, rischia di snaturare il ruolo dell’arbitro in campo:
«Mi sembra che ci stiamo avvicinando a una sorta di moviola in campo. La soglia di intervento del Var non è chiara e ben definita».

Calvarese individua due cause principali di questa incoerenza. Da un lato, il percorso formativo e la selezione degli ufficiali VAR, dall’altro un indirizzo tecnico che spinge a un uso eccessivo delle On Field Review:
«Credo che la domanda vera sia: come mai c’è questa incoerenza così evidente? A mio giudizio le motivazioni principali sono due. La prima è da ricercare nel processo di selezione dei Var e nella loro qualità tecnica e formativa. Ho sempre contestato il fatto che arbitri che in 4-5 anni di carriera hanno diretto 6-7 partite in serie A poi vengano “riciclati” al Var. Aggiungo che la formazione tecnica dedicata specificamente ai Var, secondo me, è ancora carente. La seconda motivazione, non dimentichiamolo, è legata a quanto dichiarato dal designatore a inizio stagione: “Meglio una Ofr in più che una in meno”. È una frase che inevitabilmente condiziona il comportamento dei Var nelle situazioni borderline».

Per migliorare il sistema, l’ex direttore di gara sottolinea l’importanza della sensibilità calcistica, oltre alle competenze tecniche, soprattutto nelle valutazioni dei contatti: «Gli arbitri e poi i Var, o meglio gli arbitri che sono designati come Var dovrebbero avere, oltre a maggiore tecnica, anche sensibilità calcistica. Due persone che saltano con lo stesso obiettivo devono essere trattati alla pari. Senza il braccio di Valentini che contrasta, Buongiorno avrebbe colpito il pallone di testa. Non diamo fallo all’attaccante ma nemmeno al difensore. Ma una cosa va precisata».

Calvarese difende comunque la categoria arbitrale, respingendo le critiche generalizzate:
«Gli arbitri non sono tutti scarsi. Sono selezionati tra 35mila, hanno esperienza e fanno la gavetta. Il problema è dell’insegnamento tecnico a quelli che sono al Var che hanno un percorso non congruo, ripeto».

All’esterno cresce la sensazione che il VAR abbia preso il sopravvento sulle decisioni prese sul terreno di gioco, un’impressione che l’ex arbitro comprende, pur ribadendo il valore dello strumento se utilizzato correttamente:
«Parlando con gli addetti ai lavori e guardando ciò che è accaduto nelle ultime settimane, capisco che questa impressione possa essere suffragata dai fatti. Ma se usato in maniera corretta, con linee guida granitiche e con soglie di intervento ben definite, il Var rimane uno strumento indispensabile per l’arbitraggio e per la credibilità generale del gioco del calcio. Ai ragazzi in campo dico di usare l’istinto».

Infine, un commento sulla refcam, una delle innovazioni più recenti, accolta con entusiasmo:
«Avrei pagato per averla. Evidenzia le difficoltà di un arbitro con soli 2 occhi contro le 28 telecamere. E poi è bello sentire i colloqui in campo. È uno strumento che umanizza l’arbitro e la realtà di un ruolo difficile. Ovviamente il tutto deve rimanere nei limiti della correttezza».

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