A poco più di due mesi dalla ripresa delle udienze del processo per la morte di Maradona (si riparte il 17 marzo presso il tribunale di San Isidro) la Corte d’appello di Buenos Aires ha confermato l’accusa di frode nei confronti dell’avvocato Matias Morla, ultimo legale e manager di Diego, e il sequestro dei beni del professionista fino a un importo di 2 miliardi di dollari.

Si tratta della causa intentata da Dalma e Gianinna Maradona, le figlie del Pibe e di Claudia Villafane, in merito al “marchio Maradona”, gestito dalla società Sattvica SA che faceva capo a Morla e successivamente a due sorelle di Diego. La decisione è stata presa dai giudici Juan Esteban Cicciaro, Rodolfo Pociello Argerich e Ricardo Pinto, membri della Sezione VII del tribunale penale. La misura riguarda anche le sorelle Claudia e Rita Maradona.
Il procedimento è iniziato dopo la morte di Maradona, avvenuta il 25 novembre 2020. In primo grado, Morla e gli altri imputati erano stati assolti. Poi l’avvocato e suo cognato Maximiliano Pomargo, assistente di Maradona, sono stati processati come «coautori del reato di truffa mediante amministrazione fraudolenta» e le sorelle di Maradona come «complici». Nello scorso aprile Morla ha presentato un documento di 60 pagine per spiegare come il «marchio Maradona» sia stato trasferito alle sorelle di Diego. «Morla ha trasferito i marchi alle sorelle di Maradona su richiesta di Diego. Maradona aveva sempre promesso i marchi alle sue sorelle perché avevano un ottimo rapporto. Questo non è un reato. Morla non ha ricevuto alcun beneficio economico. Ha soddisfatto la richiesta del suo amico Maradona. Il trasferimento è documentato, così come la richiesta di Maradona» ha dichiarato Cúneo Libarona, legale di Morla con Mauricio D’Alessandro, al quotidiano La Nacion.
Nel provvedimento firmato dai giudici della Sezione VII del tribunale penale di Buenos Aires si legge: «Sebbene Sattvica SA fosse una società reale, come sostenuto dalla difesa di Morla, le prove presentate nel procedimento, basate sulle informazioni fornite dall’Ispettorato generale della giustizia hanno stabilito che non ha svolto alcuna attività economica per diversi anni. Pertanto, la conclusione che si trattasse semplicemente di una società fittizia è corretta. Inoltre, l’argomentazione secondo cui il desiderio di Diego Maradona era quello di “potere donare i frutti dei suoi anni da atleta d’élite alle sue sorelle e non alle sue figlie”, un punto da lui stesso espresso pubblicamente in un video presentato dall’imputato a sua difesa, contrasta con i principi del diritto successorio. A questo proposito, i ricorrenti detengono già una quota legittima del patrimonio, che non può essere diseredata tramite testamento».
Nel confermare le accuse, i giudici hanno affermato: «Si tiene conto del fatto che un testamento è un atto altamente personale e, in quanto tale, non può essere delegato. Ciò implica che le disposizioni testamentarie non possono essere lasciate alla discrezionalità di terzi. In questo caso, ciò porta a concludere che l’assenza di un testamento validamente espresso in termini testamentari non può essere sanata, come è stato tentato, sostenendo che Maradona ha incaricato Morla di consegnare i marchi alle sue sorelle». Fonte:Il Mattino
